Programmi di manipolazione e tortura realizzati con armi a energia diretta e neurotecnologie avanzate

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L’OPERAZIONE MADURO E IL POSSIBILE IMPIEGO DI ARMI A ENERGIA DIRETTA

Nel corso dell’operazione finalizzata alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, le forze speciali statunitensi avrebbero utilizzato un’arma ad alta tecnologia non identificata, che ha causato gravi lesioni tra i militari avversari. La circostanza è riferita dalla testata New York Post, che cita la testimonianza di un membro della scorta del leader venezuelano.

US used powerful sonic weapon in Venezuela during raid to capture Maduro: incredible witness account | New York Post

La testimonianza raccolta dal quotidiano

Secondo la fonte, gli assalitori avrebbero impiegato un dispositivo capace di produrre effetti simili a un’onda sonora di potenza estrema. L’impatto sarebbe stato improvviso e violento, inibendo la possibilità di muoversi a chiunque vi fosse stato esposto.

Secondo il testimone, il gruppo avrebbe iniziato a sanguinare dal naso e, in alcuni casi, a vomitare sangue, prima di crollare a terra completamente immobilizzato, senza riuscire poi a rialzarsi dopo essere stato colpito.

La supremazia statunitense

L’arma avrebbe assicurato agli statunitensi una supremazia schiacciante durante l’azione: una ventina di operatori delle forze speciali USA sarebbero riusciti a neutralizzare centinaia di difensori, non subendo peraltro alcuna perdita.

Questa persona ha sottolineato che non è stata lasciata alle forze venezuelane nessuna concreta chance di resistere all’assalto, proprio grazie al fatto che la tecnologia dispiegata si sarebbe rivelata impossibile da eguagliare.

La teoria di un ex agente USA

Interpellato al riguardo, un ex ufficiale dell’intelligence statunitense, ha formulato un’ipotesi: le forze speciali avrebbero impiegato armi a energia diretta, come ad esempio sistemi a microonde o laser, che sono in effetti idonee a provocare i sintomi descritti.

La cattura di Maduro potrebbe quindi rappresentare il primo caso “conclamato” di uso di tali armamenti in un’operazione di combattimento reale. Anche se sono in molti a ritenere che, in realtà, ciò sia già avvenuto nel corso dei conflitti in Medio Oriente e, in particolare, nell’Iraq di Saddam Hussein, la circostanza è da sempre relegata alla sfera delle narrazioni ufficiose.

SINDORME DELL’AVANA: I TENTATIVI DI DEPISTAGGIO DELLA “INTELLIGENCE COMMUNITY” D’OLTREOCEANO

E’ il 2023 quando un rapporto dei servi segreti statunitensi liquida come improbabile la tesi secondo cui dietro ai casi di Sindrome dell’Avana, definiti anche Anomalous Health Incidents, si celerebbe un avversario degli USA.

A distanza di un anno, il Comitato per l’intelligence della Camera, organismo del Congresso degli Stati Uniti d’America che si occupa di sovraintendere alle attività di intelligence e ai programmi di agenzie e uffici del governo federale degli Stati Uniti, accusa apertamente la comunità dei servizi segreti di interferenze nella propria indagine.

In una relazione scritta non classificata afferma che, al contrario, appare sempre più probabile il coinvolgimento di una potenza straniera ostile.

L’intelligence statunitense avrebbe tentato di impedire l’attività del Comitato, il quale sarebbe riuscito, ciò nonostante, a raccogliere prove significative a sostegno del proprio assunto.

Secondo Rick Crawford, Presidente del Sottocomitato per la Central Intelligence Agency (CIA), sussistono fondate ragioni per ritenere false le affermazioni circa l’esistenza di presunti fattori ambientali e sociali che spiegherebbero i casi di Sindrome dell’Avana.

Crawford, CIA Subcommittee Release Interim Report on Havana Syndrome | Permanent Select Committee On Intelligence

Si tratterebbe, insomma, di un vero e proprio depistaggio messo in atto, in maniera deliberata, dalle maggiori agenzie di intelligence degli Stati Uniti.

La lettera al Presidente Joe Biden

Nel corso di quest’anno, un gruppo bipartisan di senatori ha inviato una lettera al Presidente Biden chiedendo che il governo dia il via a nuovi accertamenti e non cessi di promuovere indagini.

Inoltre, ha stigmatizzato la condotta del Dipartimento della Giustizia e di quello della Difesa, responsabili di gravi ritardi nel risarcire numerose vittime.

Potete leggere il testo integrale della missiva al seguente link:

for abbey.pdf

Il perché delle accuse

Il Comitato per l’intelligence ha condotto 48 interviste a membri di CIA, FBI, ODNI, DIA e di apparati militari.

Alcuni di questi sono ancora in servizio, altri in congedo.

A ciò si aggiunga il vaglio di un’imponente mole di documenti: circa 7.500 pagine tratte da archivi ufficiali e oltre 3.400 da registri resi disponibili da whistleblowers.

E’ su queste basi che i componenti del Comitato hanno maturato la convinzione che i servizi segreti stiano – come si suol dire – giocando sporco.

Attraverso un sistematico ostruzionismo, attività dilatorie e di selezione delle sole informazioni utili alla narrazione mendace da loro caldeggiata, avrebbero cercato, sin dall’inizio, di intorbidire le acque.

Questo è ciò che è emerso dall’indagine.

La comunità dell’intelligence non sarebbe però l’unico attore del depistaggio. Infatti, circostanza ancor più grave, la stessa Amministrazione Biden avrebbe deliberatamente tentato di tenere la verità lontana dal Congresso e dal pubblico americano, intralciando in vari modi l’investigazione.

Ad essere persuaso dell’esistenza di manovre tese a sviare chi si cimenta nella ricerca delle cause degli AHI è altresì Marc Polymeropoulos, un ex agente della CIA, ferito a Mosca nel dicembre 2017.

Commentando la pubblicazione del rapporto del Comitato, si è espresso senza mezzi termini. Ha infatti accusato la CIA di incompetenza, di negligenza intenzionale e di aver orchestrato una campagna diretta a sminuire le vittime, negando loro assistenza medica.

Vi invito a leggere, per approfondire il tema, un articolo pubblicato dalla CBS:

Foreign adversary was likely behind Havana Syndrome, House Intelligence leaders say – CBS News

Quali sono le prospettive per il futuro?

E’ difficile esprimersi su quali saranno gli effetti dell’attacco frontale mosso dal Comitato per l’intelligence alle maggiori agenzie del Paese e, più in generale, all’intelligence nel suo complesso.

Nel breve termine probabilmente non accadrà niente di rilevante.

Diverso è il discorso riguardo a sviluppi futuri.

Le armi non cinetiche e, in particolare, le neuroarmi sono un argomento che preoccupa ormai politici statunitensi di primo piano. Appare inverosimile che smettano di interessarsene: quanto più i servizi segreti si opporranno alle investigazioni, tanto più aumenterà l’insistenza del Congresso.

Tuttavia, a mio parere, una vera svolta si verificherà sole se e quando una singola azione, realizzata con questi “mezzi diabolici” su larga scala, comporterà il coinvolgimento di un considerevole numero di vittime.

Allora diverrà impossibile nascondere la verità all’opinione pubblica e perfino al più subdolo servizio di intelligence non rimarrà altro che arrendersi alla sua forza.

Questione ancora diversa, la cui emersione appare purtroppo lontana, è quella dell’utilizzo di queste tecnologie su civili inermi a scopo sperimentale. Tuttavia, una volta divenuta palese l’esistenza di siffatti armamenti nelle mani dell’intelligence, al di fuori di qualsivoglia controllo, mi aspetto che ci si domandi come è stato possibile svilupparle.

La risposta ovviamente sta negli innumerevoli progetti sperimentali classificati, finanziati con denaro pubblico e capitali privati, per soddisfare avidità e sete di dominio di una ristretta cerchia di potenti che dirigono i destini delle Nazioni.

Uno scenario alternativo

Oltre a ciò, esiste uno scenario alternativo.

E’ ipotizzabile che almeno alcune delle vittime accertate di AHI siano in realtà cavie, prese di mira dai servizi del loro stesso Paese. Non è verosimilmente il caso di Polymeropoulos, colpito mentre si trovava in missione in Russia. Potrebbe però trattarsi di fuoco amico in altri casi, dato che alcuni funzionari sono stati attaccati sul suolo statunitense e altri avrebbero riferito episodi acuti di malessere a una considerevole distanza temporale dal primo.

Dunque, non è da escludere che proprio le indagini su singole vicende – a partire da quelle che hanno avuto o avranno risvolti processuali1 – finiscano per portare alla luce il più grave Olocausto della storia.

Quello che i Targeted Indivdual possono fare nel frattempo è cercare di diffondere consapevolezza, riguardo ai pericoli correlati a queste tecnologie, spingendosi oltre la cerchia dei propri compagni di sventura, con ogni mezzo possibile, purché lecito e non violento.

La storia della Sindrome dell’Avana costituisce una breccia che può e deve essere sfruttata a supporto dell’attivismo e della denuncia pubblica.

  1. Sono già insorte controversie fra vittime e agenzie o dipartimenti federali (questi ultimi sono l’equivalente dei nostri ministeri). ↩︎

HAVANA Syndrome: l’audizione davanti al Comitato per la Sicurezza Nazionale degli USA

L’8 maggio 2024 si è tenuta un’audizione pubblica, finalizzata a raccogliere la testimonianza di esperti ed ex funzionari governativi riguardo ai casi di Sindrome dell’Avana, ribattezzati “Anomalous Health Incidents” dall’amministrazione Biden.

Ad ascoltare i testimoni sono stati anzitutto i membri del Sottocomitato per l’antiterrorismo, il law enforcement e i servizi segreti. Tuttavia, l’udienza era aperta al pubblico, essendo trasmessa in streaming su YouTube. Dunque, sono moltissimi gli utenti che hanno potuto seguire in diretta l’evento o fruire del contenuto successivamente.

Le persone che hanno partecipato in veste di testimone sono Christo Grozev, giornalista investigativo, Greg Edgreen, tenente colonnello in congedo dell’esercito statunitense oltre che CEO e fondatore di Advanced Echelon LLC, e Mark Zaid, avvocato.

Qui sotto è disponibile il link per guardare e ascoltare il video pubblicato sul sito del Comitato:

Silent Weapons: Examining Foreign Anomalous Health Incidents Targeting Americans in the Homeland – Committee on Homeland Security

La preoccupazione crescente per i numerosi “incidenti” verificatisi in tutto il mondo e perfino sul territorio USA, ha spinto la commissione a investigare sulla possibilità che le vittime siano state prese di mira con mezzi tecnologici “sconosciuti”.

Il Presidente, August Pfluger, ha manifestato consapevolezza della gravità delle implicazioni che derivano dall’impiego di una simile tecnologia, con queste parole:

If caused purposefully by foreign actors, these attacks are a clear and blatant violation of our national sovereignty. This Subcommittee has a responsibility to examine these incidents and the potential technology and culprits behind them. I look forward to hearing the testimony from our witnesses and gaining a clearer understanding of this possible threat to our homeland security.

Nel corso dell’audizione, è emerso il tentativo di insabbiare la questione da parte delle maggiori agenzie di intelligence del Paese e, in particolare, della CIA.

Secondo Mark Zaid, che rappresenta molte vittime, ciò denota una evidente riluttanza ad affrontare verità scomode che potrebbero essere portate alla luce da indagini approfondite.

Anche Greg Edgreen, intervistato da CBS, ha ammesso di essere giunto alle stesse conclusioni. Durante le investigazioni promosse in ambito militare, è stata infatti richiesta la soddisfazione dell’onere della prova in modo tanto stringente da precludere la dimostrazione di qualsiasi assunto.

L’atteggiamento dell’amministrazione non è cambiato in maniera apprezzabile neppure con l’avvento di Joe Biden alla Casa Bianca.

Havana Syndrome mystery continues as a lead military investigator says bar for proof was set impossibly high – CBS News

Edgreen ritiene che un’indagine seria condurrebbe a interrogarsi sulla capacità di proteggere i propri cittadini da forze straniere, mettendo in evidenza le falle del controspionaggio.

Forse, però, ciò che turba davvero il sonno dei vertici dell’intelligence statunitense è l’eventualità che si scoprano i crimini commessi nei confronti della popolazione USA e di civili inermi di ogni continente, nel tentativo febbrile di sviluppare armi e neurotecnologie applicate al settore bellico.

Di certo, la corsa a questo tipo di armamenti impegna anche regimi ostili agli Stati Uniti o all’Europa.

Il pericolo, tuttavia, non viene solo dall’esterno.

Noi targeted individual questo già lo sappiamo, con buona pace del tenente colonnello Edgreen.

Ciao, papà

Oggi sarebbe stato il tuo compleanno, se solo non ti avessero impedito di vivere ancora.

Tu non credevi all’uso di armi e neurotecnologie sulla popolazione civile, a scopo sperimentale. E così, non ti sei reso conto di ciò che ti hanno fatto, in modo barbaro e spietato, sotto il mio sguardo impotente. Questo non fa che aggiungere dolore alla sofferenza che provo per esser stata privata della tua presenza, del tuo affetto e della tua brillante e, a volte caustica, intelligenza.

ELON MUSK E I SATELLITI SPIA IN ORBITA BASSA

La più grande costellazione di satelliti spia al mondo

Circa un mese fa si è diffusa una notizia, ripresa da alcune testate giornalistiche di rilevanza nazionale, che ancora una volta non ha suscitato la dovuta apprensione nell’opinione pubblica né è divenuta oggetto di dibattito politico.

Space X sta creando la più grande costellazione di satelliti spia al mondo. E lo sta facendo per conto di un’agenzia di intelligence degli Stati Uniti d’America. Il National Reconnaissance Office ha infatti sottoscritto un contratto da 1,8 miliardi di dollari con l’azienda aerospaziale di Elon Musk. Ciò che colpisce anzitutto è che, in realtà, l’accordo risale al 2021 e inoltre esso rivela come Space X sia profondamente coinvolta nei progetti di intelligence militare del Paese che sta investendo le maggiori risorse nella creazione di network satellitari di spionaggio. Le reti saranno ( e, a mio avviso, sono già) in grado di tracciare qualunque obiettivo a terra, trasmettere i dati ai servizi di intelligence e agli apparati militari e consentire l’acquisizione di immagini continue, sotto forma di materiale classificato, di qualsivoglia attività sia svolta in ogni luogo del pianeta.

SpaceX di Elon Musk costruisce una rete di satelliti spia per l’intelligence Usa: «Nessuno potrà sfuggirle» | Corriere.it

Inutile dire che sono trapelati solo pochi dettagli, dal momento che il progetto è al solito coperto da segreto militare. Il NRO ha ammesso di voler sviluppare un sofisticato sistema di satelliti, nonché l’intenzione di collaborare con altre, non meglio precisate, agenzie governative, istituti di ricerca e nazioni.

Fra l’altro, pare che i progetti siano partiti ben prima del 2021 ma si tratta di indiscrezioni indimostrabili, a causa del livello di classificazione delle informazioni.

I satelliti – è bene ricordarlo – possono essere dotati di armamenti, oltre che essere impiegati solo per attività di intelligence.

Per gli analisti l’arma anti-satellite russa di cui parla l’intelligence USA non coinvolge testate nucleari – Euractiv Italia

Il Pentagono arma i satelliti: pronti alla guerra nello Spazio – InsideOver

Nessuno potrà nascondersi

Gli USA saranno capaci quindi di individuare, in maniera istantanea, potenziali obiettivi ovunque sul globo e colpirli, con le stesse reti satellitari o attraverso altri mezzi (missili, droni, armi a energia diretta). Nessuno potrà nascondersi.

E, del resto, nessuno sembra preoccuparsi granché, quanto meno sul fronte occidentale.

Questa inedia di fronte a notizie che delineano una realtà pericolosa per ogni singolo cittadino di qualunque Paese sconcerta chi  è consapevole di quanto sta accadendo a centinaia di migliaia di persone, su cui le tecnologie satellitari vengono testate con una crudeltà disumana, e anche coloro i quali sono consci della possibilità concreta che siano violate, in maniera sistematica, norme fondamentali del diritto internazionale pubblico.

Un precedente pericoloso: i targeted killings

Da molti anni, per esempio,  è in discussione il ricorso a droni armati nell’ambito di operazioni antiterrorismo, al di fuori di ostilità belliche, nelle quali in sostanza si perpetrano omicidi mirati sul suolo di altri Paesi sovrani.

La pratica è stata sdoganata dal Premio Nobel per la Pace, Barack Obama. Nel tempo, ammesso che ciò non sia già avvenuto, potrebbe diffondersi al punto che persino gruppi armati non statuali saranno in grado di agire in questo modo, rimanendo impuniti. Sebbene Stati Uniti e Israele siano gli attori internazionali che hanno fatto maggior uso dei targeted killing, l’Europa non è innocente. Molte operazioni statunitensi non sarebbero infatti possibili senza l’utilizzo delle basi americane dislocate sul suolo europeo. E’ il caso, per esempio, di Reimstein.

https://www.ecchr.eu/fileadmin/Gutachten/Gutachten_Sulla_il_legittimita_degli_omicidi_mirati_mediante_i_droni_e_i_possibili_ricorsi_alle_corti.pdf

Il Parlamento UE, in verità,  ha approvato una risoluzione, nell’ormai lontano 2014, con cui richiama gli Stati membri a opporsi e a vietare tali pratiche, nonché ad astenersi dal facilitare l’attività di altri Paesi.

Comunque sia, non si può certo dire che il lodevole sforzo abbia sortito effetti particolari.

La crescente competizione fra super potenze

Tornando a Space X e ai satelliti spia, lascia perplessi un ulteriore aspetto della questione.

La rete statunitense Starshield si inscrive nel quadro della competizione fra USA e nazioni rivali – prima tra tutte la Cina –  per diventare la principale potenza militare nello spazio.

Tuttavia, è innegabile come la situazione – allarmante in sé – divenga tale solo qualora vi sia il pericolo dell’utilizzo di certe tecnologie da parte degli avversari, quando invece sarebbe ovvio preoccuparsi anzitutto degli abusi e delle condotte spregiudicate posti in essere dalle agenzie, dalle imprese e dai servizi occidentali, accecati dalla smania di conquistare la primazia militare e tecnologica.

Quindi, se la Russia pare aver sviluppato  un’arma spaziale capace di distruggere i satelliti americani, è lecito lanciare l’allarme e naturalmente credere ciecamente all’effettiva esistenza di simili tecnologie, mentre, quando un numero sempre più consistente di persone comuni lamenta l’impiego di dispositivi e armi satellitari su di sé o sui propri familiari, la tecnologia è negata e le denunce sistematicamente respinte in quanto inverosimili o, peggio, ridicolizzate.

Il paradosso è evidente.  E, forse, cesserà di esistere solo nel momento in cui saranno presi di mira con neuro tecnologie e armi a energia diretta satellitari, in maniera evidente e violenta, individui che rivestono ruoli di governo nei Paesi NATO oppure verrà sferrato un attacco, su larga scala, che causi la “neutralizzazione” di centinaia o addirittura  migliaia di inermi cittadini occidentali contemporaneamente.  A quel punto, per evitare il caos, le autorità si sentiranno costrette ad ammettere che sì l’Occidente non è affatto da meno ed è nella possibilità di difendersi, restituendo lo stesso male a chi glielo ha inflitto con l’ausilio di armamenti anche “migliori”.

Magari, qualche giornalista intelligente a sufficienza (sono solo una manciata, come gli indiani nelle riserve, ma esistono) si porrà una fatidica, fondamentale domanda: se queste tecnologie sono state davvero sviluppate, peraltro nell’arco di svariati decenni,  e sono tanto sofisticate da colpire pure singoli bersagli, con quali modalità hanno avuto luogo i test per affinarle in maniera tale che fossero utili allo scopo?

Seguirà poi un altro interrogativo: non è che i targeted individual, di cui si è fatto beffe persino il New York Times, sono in realtà vittime di un mostruoso progetto di dominio sul mondo, realizzato principalmente da quegli Stati che predicano, in malafede,  il rispetto di diritti fondamentali che sono pronti a ignorare e calpestare?

Allora e solo allora, per incanto, ciò che molti denunciano fra indifferenza, incredulità  e scherno diverrà realtà.

DIECI CONSIGLI PRATICI

per sopravvivere ai programmi di tortura a distanza e controllo della mente

E’ possibile resistere e soprattutto reagire, in modo efficace, quando si diviene coscienti di essere vittima di un’attività illegale realizzata con tecnologie classificate?

Me lo sono chiesta infinite volte. Mi sono anche domandata se si può sconfiggere un nemico reale e al tempo stesso invisibile, nascosto in un laboratorio militare con accesso illimitato a satelliti, antenne e dispositivi tanto potenti quanto sostanzialmente ignoti all’opinione pubblica.

E devo riconoscere che una risposta certa e definitiva non l’ho ancora trovata.

Tuttavia, la mia esperienza personale mi ha permesso, negli ultimi anni, di elaborare alcune strategie di sopravvivenza.

Cercherò di riassumere in dieci punti quel “know-how” che ho acquisito mio malgrado, vivendo in prima persona una storia fatta di torture a distanza che non hanno risparmiato neppure le persone a me più care.

1. Rimanete ancorati alla realtà

Il primo consiglio è quello di sfruttare, qualunque cosa accada, le proprie capacità logiche.

La razionalità è un appiglio fondamentale per i targeted individual, a maggior ragione quando sono sottoposti alla telepatia artificiale e al teatro di strada.

Con il V2K cercano di farvi credere alle assurdità più strampalate (siete stati scelti per un nuovo tipo di reality show, siete stati rapiti da coloro che credete siano i vostri genitori, vi stanno sottoponendo a indagini per un crimine mai commesso, ecc.) o a circostanze improbabili (a parlare con voi sono gli alieni, gli allievi di una scuola di parapsicologia oppure entità soprannaturali). Lo scopo è quello di indurre la vittima a riferire convintamente ad altri i contenuti farneticanti veicolati dalle trasmissioni telepatiche. Così, il T.I. sarà sottoposto, con buone probabilità, a cure psichiatriche che gli faranno perdere ogni credibilità.

Dunque, se incappate in una situazione del genere, non smettete mai di ragionare.

La telepatia artificiale è quanto di più intrusivo, surreale e sconcertante si possa sperimentare. L’encefalo non ha un firewall, non c’è modo di impedire il flusso telepatico. Procurarsi schermature efficaci è costoso e il rischio che il metodo non funzioni alto. Che fare allora? Resistete alla suggestione, perché di questo si tratta. Sforzatevi di discernere la realtà materiale da quello che tentano di propinarvi. Vagliate sempre la verisimiglianza dello scenario che vi prospettano “le voci”.

Allenate il vostro sistema nervoso, come fareste con il corpo. Tenete in esercizio la memoria, la capacità di leggere e scrivere, capire il senso dei testi, apprendere nuove nozioni.

La telepatia e altre attività sperimentali inflitte alle vittime comprimono le loro capacità intellettive. Per esperienza personale, posso affermare che gli effetti negativi si possono contrastare ed è possibile recuperare, almeno in parte, le proprie abilità. Si deve combattere con tutti quei mezzi e metodi che permettono di sviluppare le doti cognitive, mnemoniche e tutte le funzionalità del cervello.

2. Usate il vostro bagaglio di conoscenze e, se è necessario, iniziate a fare ricerche

Dal momento che siete bersagliati da una tecnologia avanzata e secretata, non troverete moltissimo materiale in rete.

Tuttavia, negli ultimi anni si parla e scrive sempre di più, perché si è creata una nutrita comunità di vittime e la cosiddetta Havana Syndrome ha costretto i media mainstream ad affrontare argomenti un tempo ritenuti fantascientifici.

Quindi, quando vi accorgete che qualcosa di strano vi sta accadendo, provate a “pescare” nel bagaglio di conoscenze – soprattutto scientifiche – a vostra disposizione. Se, ad esempio, subite un’alterazione del ritmo sonno-veglia che non ha spiegazione, riflettete su cosa può esserne la causa. Il sistema nervoso è sensibile all’attività elettrica e ai fenomeni elettromagnetici. Lavora con le onde elettromagnetiche e le emette. Quindi, per quale ragione non pensare a una spiegazione razionale piuttosto che rifugiarsi in teorie bizzarre, buone a portare le vittime a gran velocità verso un Trattamento Sanitario Obbligatorio?

Cominciate a sentire di colpo “voci” o suoni, privi di riscontro nella realtà circostante? Esistono patologie psichiatriche con una sintomatologia del genere. Però, se avete superato i trent’anni e non avete alle spalle una storia di instabilità mentale, è difficile che soffriate di un disturbo della personalità. Se magari le voci vi descrivono qualcosa che sta davvero accadendo (tua madre sta strappando le sue cartelle cliniche in balcone) o è in procinto di succedere (girando alla prima a destra, rimarrai bloccato a causa di un incidente), il fenomeno è ben diverso dalle allucinazioni uditive.

Prima di trarre conclusioni che fanno il gioco di chi usa civili inermi come cavie, è meglio cercare risposte nella scienza nota, nella storia delle ricerche e delle scoperte scientifiche e in qualunque materia sia utile (psichiatria, chimica, fisica, medicina, ecc.).

3. Cercate di conservare il lavoro e non isolatevi mai

Una delle finalità di questi programmi è farvi perdere l’occupazione e, di conseguenza, il rispetto e la credibilità agli occhi del consesso sociale.

Fate di tutto per tenervi stretto il lavoro che avete e, se lo perdete, cercatene un altro. Sarà difficile. Le torture a distanza mineranno la vostra efficienza e la manipolazione delle persone intorno a voi, inclusi i colleghi, renderà avvilente o insostenibile la vita lavorativa. Sforzatevi di resistere.

Se vi è impossibile sopportare la situazione oppure subite un licenziamento, non vi rassegnate a rimanere senza impiego.

Lo stesso vale per i rapporti personali. Isolarvi è fondamentale per attuare i programmi: perciò, anche se dovessero manipolare amici, conoscenti e familiari, non chiudete la porta a tutti.

Tenete presente che la capacità di indurre comportamenti diretti contro di voi è quasi assoluta: la tecnologia ormai lo permette. Dunque, sono pochi i casi in cui chi agisce a vostro danno ne è davvero consapevole e ancora meno quelli nei quali le persone sono effettivamente a conoscenza di ciò che sta dietro la vostra persecuzione.

Se avete confidenza con qualcuno che si comporta in maniera anomala con voi, chiedetegli conto delle sue azioni, cercate un confronto ma non perdete mai le staffe ed evitate di accusarlo direttamente di far parte di una non meglio precisata organizzazione. Limitatevi a indagare la condotta di quella persona e tentate di capire qual è il grado di consapevolezza che mostra.

E’ possibile che non rammenti cosa ha detto o fatto. Oppure potrebbe avere ricordi fumosi, incerti e poco chiari. O, ancora, rammentare esattamente le proprie azioni ma non saperle giustificare.

Questo dipende dall’intensità dello stato di trance, indotto con i neurodispositivi per veicolare la manipolazione della mente e del comportamento.

Chiedetevi se quell’atteggiamento o quelle azioni sono coerenti con la personalità del vostro amico, collega o familiare. Riflettete bene prima di escluderli del tutto dalla vostra esistenza.

Tagliate i ponti solo con coloro che mostrano maggiore coscienza di avervi fatto del male o che, comunque sia, vengono usati per mettere in atto comportamenti realmente pericolosi.

4. Non reagite al teatro di strada

Un consiglio che mi sento di dare agli altri, proprio perché ho molto sbagliato quando il teatro di strada è diventato continuo e opprimente, è di non reagire.

Ignorate, se potete, le sollecitazioni che ricevete quando siete davanti a una situazione chiaramente orchestrata e “posticcia”.

Allontanatevi. Lo street theatre serve a perseguitarvi, sensibilizzarvi a uno stimolo o a raccogliere dati per imbastire un nuovo pattern persecutorio. Meno informazioni fornite con la vostra reazione a ciò che vi si para davanti, meglio è per voi.

A volte lo scopo è quello di suscitare reazioni violente o scomposte che potrebbero costarvi una denuncia o un’azione civile.

Non cadete nel tranello.

5. Cercate il supporto di professionisti sanitari ma fatelo con cautela

Gli attacchi con armi a energia diretta e l’esposizione a lungo termine a campi elettromagnetici causano innumerevoli disturbi e possono dare luogo a conseguenze letali.

Declino cognitivo, invecchiamento precoce, danno ai tessuti e agli organi interni sono solo alcuni esempi della degradazione innescata da queste tecnologie.

Molti T.I. sono sistematicamente privati del sonno, avvertono dolori nei più vari distretti del corpo, possono avere la vista annebbiata, sentirsi confusi, subire alterazioni del battito cardiaco e di altre funzioni fondamentali.

Spesso non si può fare a meno di rivolgersi al medico e, del resto, alcuni farmaci possono attenuare i disturbi e curare la vittima, laddove abbia sviluppato patologie o vi siano danni rilevabili con esami strumentali.

Ciò che non bisogna fare è parlare delle cause con il professionista al quale vi rivolgete. Le probabilità che un medico sappia dell’esistenza di armi di questo tipo è remota, benché sia certo che esistano. I media ne parlano pochissimo, soprattutto in Italia. Inoltre, se anche gli fosse capitato di leggere un articolo scientifico sulla Sindrome dell’Avana, non sarebbe disposto a credere che voi possiate essere un bersaglio.

Dunque, consiglio di limitarsi a descrivere i sintomi al dottore e seguirne le prescrizioni.

Parlate liberamente dei malesseri che provate ma non esponete le vostre teorie sulla causa dei vostri problemi. Potreste essere scambiati per malati psichiatrici e, ancora una volta, fareste il gioco di chi gestisce il programma.

Per lo stesso motivo, sconsiglio invece di descrivere sintomatologie simili a quelle tipiche di malattie psichiatriche come la schizofrenia. Tradotto: non raccontate di sentire voci.

Io ho fatto l’esatto opposto e mi è andata bene. Nessun medico a cui ho descritto il fenomeno ha pensato che soffrissi di un disturbo mentale e la psichiatra che ho insistito per interpellare ha concluso che non si trattava di allucinazioni uditive (il mio atteggiamento critico nei riguardi del fenomeno in sé e dei contenuti, che io stessa riferivo essere farneticanti, è stato giudicato incompatibile con una malattia psichiatrica).

Non credo però che, in generale, sia una buona idea. A molti T.I. parlare del problema è costato caro.

Insomma, è rischioso. Lasciate perdere.

6. Non siate mai violenti o aggressivi

Non adottate mai comportamenti antisociali. Neppure se siete sottoposti a forme violente di telepatia artificiale finalizzate a indurvi a usare violenza agli altri o a rivolgerla contro voi stessi.

Molti mass shooting avvenuti negli USA sono provocati nell’ambito di questi programmi. Non di rado lo sparatore di turno ha cominciato all’improvviso a sentire voci aggressive o minacciose.

I casi di Aaron Alexis, Myron May e Gavin Long sono emblematici, nel senso che mostrano quali possono essere le conseguenze devastanti dell’azione combinata di manipolazione e gangstalking neurale, telepatia artificiale, attacchi con armi energia diretta e insegnano cosa non deve mai fare un T.I..

7. Adottate uno stile di vita sano

Gli effetti delle radiazioni non ionizzanti sono molto seri, tanto da degradare il corpo sotto molteplici profili.

E’ importante adottare uno stile di vita che limiti la proliferazione di radicali liberi, cagionata dall’esposizione cronica ai campi elettromagnetici.

Seguire una dieta sana, evitando eccesso di zuccheri e alcolici, dedicare tempo all’attività fisica è utile. Inoltre, sarebbe opportuno assumere integratori antiossidanti (come, ad esempio, acido alfalipoico, vitamina D3, glutatione, nac, melatonina) e chiedere supporto al medico se si necessita la prescrizione di farmaci per risolvere specifici problemi determinati dall’attività persecutoria.

E’ bene monitorare il proprio stato di salute, senza però diventarne ossessionati.

8. Proteggetevi dalle radiazioni

Non è semplice difendersi dall’attività cui sono sottoposti i T.I. a ogni latitudine. In teoria, solo vivendo in una gabbia di Faraday si potrebbe diminuire in misura significativa la quantità di radiazioni che colpiscono le vittime. Peccato che sia una soluzione improponibile, oltre che costosa.

Esistono comunque tessuti e materiali schermanti che possono offrire una protezione limitata. Anche l’acqua, in particolare quella salata, ha proprietà schermanti e rallenterebbe la propagazione delle onde.

John Hall ne parla nel suo libro “Guinea Pigs: Technologies of Control”. L’organizzazione Targeted Justice suggerisce di costruire una struttura protettiva che prevede l’uso di sacche o bottiglie di acqua.

Water Shielding – TARGETED JUSTICE

Il mio suggerimento è di studiare e informarsi, rimanendo consapevoli che, purtroppo, non ci sono soluzioni certe e molte possibili strategie di difesa sono difficili da attuare. Anche avendo disponibilità economica sufficiente, richiederebbero un sacrificio intollerabile alla vittima in termini di libertà di movimento.

9. Mettetevi in contatto con altri T.I.

Sono in molti ormai a discutere apertamente di programmi di tortura, gangstalking, armi a energia diretta.

Mettersi in contatto con altre persone che condividono questa terribile esperienza e sanno di cosa parlate è molto importante.

Alcune vittime hanno creato canali youtube, pagine Facebook, blog e così via. Provate a contattarle: potrete scambiare opinioni, confortarvi a vicenda, ascoltarvi.

Potete anche scrivere ad associazioni che si occupano delle vittime. In Italia il panorama è ancora angusto e frammentario. Vale comunque la pena tentare, senza escludere a priori realtà presenti in altri Paesi.

10. Coltivate i vostri valori e ciò in cui credete

La manipolazione della mente e la tortura si vincono in primis con una serrata lotta interiore.

Non c’è restrizione o violenza che possa piegarvi e farvi diventare ciò che non siete, a patto che abbiate coscienza di voi stessi, consapevolezza di quanto vi stanno facendo e la determinazione di combattere.

I programmi sperimentali ricalcano metodi di tortura assodati, diretti a distruggere la personalità della vittima, disumanizzandola, privandola di tutti quei tratti che la rendono unica e irripetibile. E, ovviamente, hanno il fine di indebolire le sue difese per spingerla al suicidio o alla morte sociale. In certi casi, la sperimentazione si chiude con l’eliminazione diretta del bersaglio cioè, in termini crudi, con un omicidio a distanza che non sarà mai riconosciuto come tale. Questo è ciò che è accaduto a mio padre e che non ho potuto impedire. Sarei stata disposta a tutto purché smettessero di torturarlo. Senza esitare, avrei dato la mia vita per lui, quel terribile giorno in cui gliela tolsero davanti a me. Ero inginocchiata al suo fianco. Sola e impotente.

Come si sopravvive allora a una tale malvagità, sapendo che non si verrà mai lasciati in pace e consapevoli che si potrebbe morire in qualsiasi istante, uccisi con un’arma a energia diretta usata a distanza?

Ebbene, se è vero che i precedenti nove suggerimenti sono utili, niente è importante quanto essere saldi nelle proprie convinzioni e nei propri valori.

Coltivare la propria identità, i principi in cui si crede è il baluardo più granitico.

La fede religiosa è un sostegno formidabile. Io l’ho perduta. Tuttavia, consiglio ai targeted individual che sono riusciti a conservarla o che l’hanno trovata nella sofferenza, così come io l’ho invece persa, di tenersela stretta.

Ciò che ci rende interiormente forti come rocce perché imprime senso e direzione alla nostra esistenza è la migliore difesa, uno strumento ideale per sabotare il piano distruttivo sotteso a programmi sperimentali che – lo ricordo – sono anzitutto orientati al controllo della nostra mente.

LE OPERZIONI PSICOLOGICHE CONTRO I TARGET: PROTOCOLLI RICORRENTI, MANIPOLAZIONE DEL COMPORTAMENTO E CONTROLLO DELLA MENTE

La premessa necessaria a qualsiasi articolo sul tema è questa. Tutti possono sperimentare, nel corso della propria esistenza, forme di persecuzione più o meno organizzata, per ragioni diverse: invidia, desiderio di prevaricazione, odio etnico o di genere, o ancora semplice antipatia. Ciò che distingue l’esperienza dei Targeted Individual da quella degli altri è che l’attività persecutoria che subiscono non risparmia alcun ambito della loro vita (dalla scuola, al posto di lavoro, dai luoghi frequentati nel tempo libero e alle quattro mura della propria dimora) e sembra coinvolgere centinaia di persone, tutte apparentemente participi di un unico disegno.

Si tratta quindi di vere e proprie operazioni psicologiche complesse che hanno solo alcuni tratti in comune con quel fenomeno, pur molto grave, oggi conosciuto come stalking.

Le campagne promosse contro i soggetti bersaglio sono a lungo termine e prevedono l’adozione di protocolli riconducibili a programmi quali, ad esempio, il famigerato Cointelpro, condotto contro dissidenti e persone sgradite a causa delle idee politiche o dell’appartenenza a una comunità o a un gruppo religioso.

La finalità perseguita è di facile intuizione: distruggere la carriera e la vita stessa della vittima, provocarne la completa rovina sotto il profilo sociale, impedendole in definitiva di esprimere il proprio potenziale, causare stati depressivi severi, l’insorgere di psicosi o comunque di comportamenti inconsulti e violenti verso se stessi o nei confronti degli altri consociati.

Le tecniche utilizzate hanno di solito la caratteristica di far apparire gli accadimenti provocati dai perpetratori slegati fra loro (tanto più che spesso si verificano in posti e contesti differenti) e casuali, se presi singolarmente.

Per esempio, può essere in effetti  normale incontrare uno sbandato che ti insulta senza motivo per strada. Tuttavia, se quel fatto si ripete tutti i giorni o con una frequenza assidua per sei mesi di fila in qualunque zona della città, diventa difficile pensare a una coincidenza.

In sintesi il bersaglio, trascorso qualche tempo dall’esposizione sistematica a una situazione ricorrente, finirà per accorgersene ma i suoi amici, familiari o colleghi vedranno quasi certamente nel singolo evento cui hanno assistito una bizzarra casualità e nulla di più oppure, sentendo la vittima raccontare quella serie di episodi, tenteranno di minimizzare l’accaduto, tacciandola di atteggiamento paranoico.

Frequenza, intensità, durata degli episodi, insieme ad alcuni tratti che si ripetono invariabilmente in occasione di ciascuno di essi, sono la spia di qualcosa che non va e non ha nulla da spartire con il caso.

Esaurito il preambolo, procediamo con ordine.

LA SORVEGLIANZA

Il primo passo per chi attua simili operazioni è costituito dalla sorveglianza. Raccogliere ogni minima informazione riguardo al target è importante per capire quali sono i suoi punti deboli, se cela segreti che lo rendono ricattabile e suscettibile di biasimo da parte della comunità o ha subito traumi pregressi. Tutto ciò che può essere utilizzato contro di lui è oggetto di una raccolta di dati scrupolosa.

L’attività preliminare è svolta sia con mezzi di spionaggio tradizionale sia mediante neurodispositivi in grado di “leggere” la mente della vittima e dei suoi contatti e tecnologie sofisticate che testano il funzionamento del sistema nervoso e la sua risposta agli stimoli.

Una volta terminato il processo, inizia la persecuzione vera e propria.

LA DIFFAMAZIONE SITEMATICA E UBIQUA

Spesso si inizia con la diffusione di maldicenze (personalmente posso dire che, nel mio caso, questo non è accaduto: per qualche ragione, l’esperienza, che pure è tipica di molti TI, mi è stata risparmiata ma, a dirla tutta, è stata sostituita con qualcosa di assai peggiore: un evento gravemente traumatico). L’aspetto singolare della denigrazione risiede nel fatto, molto peculiare, che questa insegue letteralmente la vittima in qualsiasi ambito si muova, pur se popolato da una moltitudine di persone diverse che neppure si conoscono fra loro.

E’ mia opinione che lo sviluppo tecnologico consenta ora di tessere una tela invisibile di menzogne e dicerie manipolando la mente delle persone con cui la vittima ha contatti, senza cioè che sia necessario avvicinare questi individui convincendoli con lusinghe, minacce o corruzione a partecipare alla divulgazione di voci diffamatorie. Altri sono di diverso avviso e fermamente persuasi che abbia luogo una cooptazione organizzata di chiunque abbia rapporti con le vittime. La mia diversa convinzione nasce dall’analisi di quanto mi è accaduto, dall’aver visto con i miei occhi persone che conosco in profondità comportarsi in maniera del tutto difforme rispetto alla loro personalità, dimenticarsi regolarmente della propria condotta – quasi non avessero coscienza delle proprie azioni – e poi tornare ad assumere atteggiamenti del tutto normali nel volgere di breve tempo. Hanno poi del tutto smesso, nel lungo termine, di mettere in atto comportamenti anomali.

Comunque sia, la propagazione delle calunnie raggiunge proporzioni tali da meritare di essere definita “character assassination” e già da sola può piegare psicologicamente la vittima predisponendola a essere particolarmente vulnerabile nella fase successiva.

LA SENSIBILIZZAZIONE DEL TARGET

Una volta indebolito il bersaglio, si passa all’impiego di tecniche tratte dalla Programmazione Neuro Linguistica allo scopo di condizionare e manipolarne il comportamento attraverso emozioni negative correlate a un “trigger”, cioè un elemento visivo o sonoro al quale la vittima viene esposta deliberatamente e in modo reiterato fino ad associarlo sistematicamente e – direi pure – inconsapevolmente a una sensazione di sofferenza.

Più lo stimolo è banale, maggiore è la possibilità di dissimulare la persecuzione.

Provo a fare un esempio. Supponiamo che il mio vicino di casa, Mario Rossi, subisca una rapina. Mentre il rapinatore gli punta contro una pistola minacciandolo, tossisce. La vittima consegna quello che gli viene chiesto e il reo si allontana. Ipotizziamo poi che Mario si imbatta il giorno seguente in uno sconosciuto che gli passa vicino tossendo. Con ogni probabilità, memore dell’avvenimento traumatico, proverà una sensazione di forte stress, benché si tratti di un gesto del tutto innocuo. Immaginiamo ora che il povero Mario, nelle settimane successive, continui a incontrare individui che, con una frequenza anomala, gli passano accanto producendosi in un immancabile colpo di tosse e che ogni volta avverta un forte malessere. Ebbene, a quel punto, il nostro sventurato conoscente avrà sviluppato una fobia che sarà innescata da un atto comune e ordinario, composto da un aspetto visivo e sonoro allo stesso tempo.

Quello che ho appena descritto può essere costruito di proposito, a tavolino, anche facendo ricorso a situazioni assai meno traumatiche, per pilotare la condotta di un dato bersaglio sfruttando lo stato di ansia attivato dal trigger senza dare nell’occhio. Inoltre può essere attivata una pluralità di stimoli che saranno tutti integrati nel protocollo seguito dai perpetratori e potranno essere legati uno all’altro.

La persona sensibilizzata viene così torturata ogni volta che è esposta ai trigger, ovunque si trovi. L’ansia, la paura e gli altri stati emotivi saranno “utili” a orientare le sue scelte (ad esempio, si potrebbe spingerla a smettere di frequentare un luogo o un amico) e ad esasperarla facendola diventare o solamente apparire instabile.

IL TEATRO DI STRADA

Una tecnica usata nelle operazioni psicologiche è il Teatro o anche Teatrino di strada.

Consiste in una messinscena durante la quale il bersaglio viene infastidito, minacciato o intimidito da una o più persone che spesso mettono in atto condotte o gesti in cui sono “inseriti” gli elementi a cui è stato sensibilizzato oppure ancora vengono rivelati aspetti molto personali della vita del TI.

Serve dunque a esacerbare la condizione di stress del target. Tuttavia, nella mia esperienza, ha assolto a una duplice funzione. Indubbiamente, in alcuni casi, era finalizzata a causare ansia, malessere o rabbia estremi. In altri, però, ha avuto chiaramente lo scopo di saggiare la mia reazione per far capire a chi si occupava di attuare il protocollo se quella situazione o alcune sue caratteristiche fossero idonee a condizionarmi, causare emozioni particolari, rievocare ricordi, ecc.. Insomma, è servito a esplorare nuovi potenziali stimoli da impiegare contro di me, adattando il programma ai tratti individuali e a caratteri più specifici della mia personalità.

Queste sceneggiate, specie se sono assidue e prolungate, inducono una condizione di paranoia e, quand’anche la vittima le intenda per quello che sono (a lungo andare, molti si rendono conto in tempo reale della natura “posticcia” dell’accadimento), la fanno apparire delirante se cerca di raccontare ad amici e parenti ciò che subisce.

In questo senso, il Teatro di strada è una pratica diabolica che meglio di altre insidia la credibilità del target. A mio modo di vedere, è seconda solo al Voice to Skull, ovverosia all’impiego della telepatia artificiale per produrre voci nel sistema nervoso della vittima.

La ragione è evidente. Isola la persona presa di mira, può costringerla a non uscire di casa, a interrompere qualunque contatto con l’esterno, compiere gesti violenti, incappare in una (erronea) diagnosi psichiatrica, perdendo il proprio ruolo nella società e sovente gli affetti più prossimi.

Come ho già spiegato, ritengo che oggi la tecnologia utilizzata nei programmi di tortura e manipolazione della mente permetta di non coinvolgere direttamente nell’attività vessatoria – e dunque anche nel teatro di strada – soggetti diversi dal bersaglio, dopo averli convinti ad agire a suo danno.

Basta la manipolazione neurologica a distanza per far dire o fare qualcosa a chiunque, inducendo in maniera istantanea uno stato ipnotico che può essere altrettanto istantaneamente disattivato.

Ne segue che, a mio parere, molti TI sbagliano a pensare che i rispettivi conoscenti, amici e familiari siano tutti scientemente collusi con i gruppi, costituiti da membri o collaboratori (cioè mercenari) dei servizi di intelligence militare, ai quali è affidata la realizzazione di questi programmi. E così commettono un errore grave – per quanto comprensibile – quando tagliano i ponti con loro, finendo per fare il gioco dei loro persecutori.

Con questo intendo dire, in altre parole, che è fondamentale sforzarsi di osservare bene gli atteggiamenti dei propri cari, discernendo i comportamenti indotti da quelli autentici, e tentare di conservare almeno le relazioni più profonde e importanti.

Resistere alla tentazione di isolarsi e mantenere il pieno controllo di sé è un imperativo categorico, se si viene sottoposti al teatrino di strada.

IL CROWDING E LE CAMPAGNE DEL RUMORE

Ad alcuni target accade di essere circondati da gruppi persone che esibiscono elementi ai quali sono stati sensibilizzati o semplicemente invadono il loro spazio personale, cioè quella distanza minima dagli altri che l’individuo ritiene tollerabile quando si trova in un contesto sociale. In altri casi, invece, il bersaglio si trova sistematicamente la strada sbarrata da qualcuno oppure viene ostacolato nei movimenti. Questo modo di infastidire la vittima, detto “crowding”, può variare molto, a seconda della sua sensibilità individuale o culturale.

Altrettanto diffusa fra le vittime è l’esperienza di molestie sonore reiterate nel tempo.

Grida, clackson, allarmi che sistematicamente riempiono l’aria attorno all’abitazione o ai luoghi dove i target si trovano, con intensità e frequenza anomale.

Perché le molestie sonore possano rientrare nel concetto della “campagna del rumore” devono avvenire spesso, in modo pretestuoso (per esempio, si pensi al caso in cui qualunque automobilista passi sotto casa vostra suoni il clackson senza alcun motivo apparente) oppure sempre in concomitanza con una determinata situazione (ogni volta che la vittima esce dal portone di casa propria, scatta un allarme o una persona urla).

I rumori servono a infliggere sofferenza e senso di ansia o fastidio. L’esposizione prolungata a fonti di rumore può inoltre causare disturbi fisici, in particolare agli apparati cardiocircolatorio e muscoloscheletrico, oltre che ovviamente al sistema nervoso.

L’effetto si amplifica quando la persona è stata in precedenza sensibilizzata a uno specifico stimolo uditivo.

Questa è la ragione per cui suoni fastidiosi sono sovente inseriti nei protocolli di stalking a distanza e nelle operazioni psicologiche.

LA TELEPATIA ARTIFICIALE

Meriterebbe un capitolo a parte il V2K o Voice to Skull. Io preferisco chiamarla telepatia artificiale perché di questo in fondo si tratta.

La trasmissione di suoni, rumori e voci al sistema nervoso delle vittime è una forma di tortura da cui non è possibile difendersi e, al tempo stesso, un mezzo formidabile per screditare i target.

Basta raccontare a qualcuno di udire qualcosa che gli altri non percepiscono per essere ritenuti “matti” o addirittura incappare in una vera e propria diagnosi di schizofrenia.

Attraverso queste tecnologie, alcuni target subiscono minacce verbali anche gravi, altri invece sono destinatari di suggestioni indotte dai propri persecutori. Nella seconda ipotesi, l’attività appare più blanda e, in un certo senso, lo è. Tuttavia, bisogna comunque ricordare che suggestionare il bersaglio è strumentale a farlo sembrare instabile sotto il profilo psichico, spingendolo a comportamenti irrazionali o insensati. Dunque, in entrambi i casi si è in realtà di fronte a due facce della stessa medaglia e lo scopo finale è identico.

LE ARMI A ENERGIA DIRETTA

Presto o tardi, i protocolli vengono integrati con l’uso di dispositivi a energia diretta.

Possono essere utilizzati a distanza, grazie ai satelliti e alle torri.

A dispetto del fatto che siano definite spesso “non letali”, queste armi possono cagionare disturbi di ogni genere (nausea, senso di fatica estrema, perdita dell’equilibrio, alterazioni del battito cardiaco, vomito, problemi intestinali), danni gravi e irreversibili e perfino uccidere in assenza di tracce visibili.

I problemi fisici appaiono all’esterno come una serie di circostanze prive di correlazione, perfino al personale sanitario. Possono essere attribuiti a una generica predisposizione ad ammalarsi di frequente, se esiste un riscontro diagnostico effettivo, oppure sminuiti, quasi fossero sintomo di ipocondria, quando eventuali esami hanno esito negativo.

Se utilizzati per dar vita a una forma di tortura sistematica congiuntamente alla telepatia artificiale e ad altre neurotecnologie, tali dispositivi sono in grado di manipolare o soggiogare la volontà della vittima fino al punto di annullarne la personalità, farle perdere il senno, obliterare il suo libero arbitrio o costringerla a gesti violenti.

Per fortuna non sono impiegate nel modo che ho appena descritto contro tutte le vittime.

Certo è che una volta introdotte nel “percorso” del target, difficilmente ne viene cessato del tutto l’uso. Essere esposti per anni a campi elettromagnetici o fasci di particelle comporta una degradazione delle principali funzioni del corpo ed è causa di patologie più o meno severe. In definitiva, così si determina l’anticipazione del momento della morte che, in assenza di quell’attività esterna, avverrebbe presumibilmente più tardi.

Questo sempre che le armi in questione non siano utilizzate per eliminare il TI all’improvviso (purtroppo, l’ho visto con i miei occhi). In casi del genere, la vera causa non è individuata da chi interviene in soccorso della vittima. In termini obiettivi, è molto difficile rilevare anomalie. La faciloneria di alcuni medici e l’assenza di stimoli a verificare in maniera approfondita l’eziologia fanno il resto.

Il decesso è ricondotto a un arresto cardiocircolatorio repentino o a un altro evento impossibile da prevedere. Dunque, un assassinio a tutti gli effetti appare una morte per cause naturali.

CONCLUSIONE

Ho tentato di riassumere alcune tecniche che ricorrono nei protocolli persecutori, alla luce delle testimonianze delle vittime e della mia esperienza.

Avrei potuto citarne altre, come il danneggiamento degli apparati elettronici, l’hackeraggio dei profili social o della posta elettronica, ma il punto vero è che queste attività, così diverse, servono a colpire i TI senza che possano essere collegate fra loro. Molte di esse hanno una storia consolidata alla spalle perché sono state utilizzate nell’ambito di operazioni di intelligence note al pubblico. Altre sono figlie del progresso tecnologico degli ultimi decenni (penso, per esempio, alla telepatia artificiale).

L’avanzamento delle tecnologie ha consolidato la “plausible deniability”, permettendo ai persecutori di agire in silenzio e a distanza. Ha consentito di usare come marionette amici, familiari o estranei, evitando la fatica di doverli cooptare materialmente nelle operazioni, come accadeva ai tempi del COINTELPRO, e il conseguente pericolo di lasciare tracce e testimoni.

La finalità perseguita è invece rimasta la stessa.

Sabotare il bersaglio in ogni aspetto della sua vita, manipolare la sua mente per portarlo all’autodistruzione, torturarlo in segreto, ucciderlo direttamente oppure indurlo a togliersi la vita sono gli scopi di queste operazioni.

Il motivo per cui tutto ciò avviene è oscuro e oggetto di dibattito.

Molti imputano la responsabilità a familiari, ex fidanzati o amici, colleghi di lavoro che agirebbero per motivi banali, magari commissionando a terzi l’esecuzione materiale.

Per quanto mi riguarda, il fatto che gli individui più diversi per provenienza, condizione sociale, caratteristiche personali, credo religioso, convinzioni e idee politiche raccontino storie simili che fanno pensare a protocolli sistematici, l’impiego di alte tecnologie, la durata indefinita delle vessazioni e le vaste risorse impiegate (sotto il profilo operativo ed economico) portano a un’unica conclusione logica.

Solo una sperimentazione su larga scala, realizzata da una pluralità di soggetti statali, parastatali e privati, può spiegare un fenomeno globale che – lo ricordo – coinvolge in prevalenza persone comuni e, soltanto in minima parte, personaggi esposti politicamente o, come si suole dire, scomodi.

Le ragioni alla base di una tale mostruosità sono tante.

Collaudare dispositivi di mappatura cerebrale, armi basate su nuovi principi della fisica e neuro-armi sulla popolazione serve allo sviluppo di sistemi per la manipolazione e il controllo delle masse e di singoli individui, alla realizzazione di programmi di ingegneria sociale, alla gestione della guerriglia urbana, alla neutralizzazione di personale militare in contesti bellici o di oppositori politici e attivisti.

Tradotto in termini semplici, cosa ha determinato questo Olocausto Silenzioso?

La corsa alla conquista del potere assoluto e, banalmente, l’arricchimento a spese di cavie non consenzienti, perché non bisogna mai scordare che queste tecnologie, nel loro complesso, danno luogo a un giro d’affari di miliardi di euro.

Dunque quanto mai potrà valere, dal punto di vista di chi persegue simili interessi, la vita di un essere umano qualunque? Lascio la risposta al lettore.

Armi a energia diretta e militarizzazione delle neuroscienze

Giusto l’estate scorsa, la rivista Inside Over ha scritto che, mentre il dibattito pubblico sulle guerre cognitive stenta ad aprirsi, “la principale minaccia ibrida della contemporaneità, un nuovo e non meno significativo pericolo si staglia all’orizzonte: le armi neurologiche“.

James Giordanoil massimo esperto statunitense sul tema, ne da una definizione piuttosto ampia. A suo avviso, “le neuro-armi possono essere agenti biologici, armi chimiche ed energia diretta, o una combinazione di metodi differenti, dagli effetti latenti, duraturi e altamente distruttivi”.

Come ho ricordato in un precedente articolo, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica investirono, già nel corso della Guerra Fredda, in ricerca e sviluppo di programmi finalizzati ad influire in maniera distruttiva sul sistema nervoso e sul comportamento umano. La corsa delle neuroscienze da allora non si è mai arrestata. Anzi. Negli ultimi decenni ha conosciuto un’accelerazione che ha portato a sviluppare armi a impatto neurocognitivo sempre più precise e distruttive. Dal Moscow Signal si è passati a poter colpire selettivamente singoli bersagli, anche a distanza ragguardevole.

Come si è giunti a tutto questo in un Occidente che si proclama difensore dei diritti dell’individuo e sostiene di essere interessato alle scienze neurologiche solo per finalità benefiche?

Il Brain Project

Un esempio utile a capire la degenerazione alla quale si è andati incontro nel silenzio generale è il Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies (BRAIN) Project. Lanciato nel 2013, ha presto intrapreso strade assai discutibili.

Il progetto è stato presentato pubblicamente con toni entusiastici che alludevano al suo grande potenziale nel conseguimento di scoperte dalle implicazioni positive per la salute pubblica e dei singoli.

Peccato che la maggior parte dei fondi sia passata attraverso la Defense Advanced Research Projects Agency, un’organizzazione militare.

Quando la scienza incontra il settore militare nell’ambito di ricerche a duplice uso, le finalità belliche finiscono di solito per prevalere fino a deviare la traiettoria originaria.

Nel 2013, lo U.S. National Institutes of Health ha affermato che il BRAIN Project stava cercando di sviluppare una modulazione dello spettro elettromagnetico per manipolare i circuiti cerebrali.

In particolare, il progetto intendeva esplorare l’optogenetica, che prevede l’iniezione di neuroni con un virus benigno che contiene informazioni genetiche per proteine sensibili alla luce. Le cellule cerebrali acquisiscono questa sensibilità e così la loro attività può essere controllata con lampi di luce (a una frequenza di millisecondi) inviati attraverso cavi in fibra ottica. E’ superfluo sottolineare che questo tipo di ricerca ha implicazioni a dir poco allarmanti e lo sviluppo di simili tecnologie dovrebbe essere severamente regolamentato.

Il Brain Project è allora solo uno dei tanti casi di sperimentazioni deragliate dai binari del progresso per il bene dell’uomo.

O piuttosto – viene da chiedersi – si tratta dell’ennesimo fra i molti programmi di ricerca militare coperti da un allettante paravento?

Quale che sia la verità, un fatto è certo: le neuroscienze sono sempre più al servizio del settore bellico e di scopi ostili all’umanità.

Cosa succede in Italia

Se in generale il dibattito pubblico su questi argomenti fatica a decollare Oltreoceano, dove pure una breccia si è aperta “grazie” ai casi di Sindrome dell’Avana o Unexplained Health Incidents, come li ha ribattezzati l’attuale amministrazione Biden, nel nostro Paese l’opinione pubblica dorme sonni profondi.

Il minimo accenno all’esistenza di armi a energia diretta o basate su nuovi principi della fisica porta a guadagnarsi la poco invidiabile etichetta di “pazzo” o, quando va bene, di “complottista” e “analfabeta funzionale”.

Il più delle volte il giudizio è peraltro espresso da persone che hanno poca dimestichezza con la scienza e perfino con le tabelline. Ma tant’è.

Chissà se definirebbero analfabeta e complottista anche l’ammiraglio Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore e firmatario di un interessante documento dal titolo “Cognitive Warfare”, pubblicato sul sito del Ministero della Difesa?

Di particolare interesse è la parte in cui si accenna ai mezzi utilizzati nella guerra cognitiva.

Nella macroarea dell’interferenza, sono infatti citati gli strumenti “che operano direttamente sul cervello umano e possono essere impiegati per migliorare (enhancement) o degradare (mediante le cosiddette neuroweapons) specifiche funzioni e/o capacità del cervello”.

Al riguardo l’ammiraglio precisa candidamente che “in tale insieme possono essere ricompresi anche principi attivi presenti in farmaci, sostanze stupefacenti, alimenti, impulsi elettrici e onde elettromagnetiche che interagiscono sui processi cognitivi”.

Nella macroarea dell’alterazione si colloca “l’insieme degli strumenti e delle tecnologie che, attraverso l’utilizzo di interfacce più o meno invasive, permettono l’interazione tra il cervello umano e le macchine e che possono essere impiegati per incrementare, anche significativamente e attraverso un
contributo esterno, le capacità della mente umana (augmentation), ma le cui vulnerabilità potrebbero anche essere impiegate in chiave offensiva per degradare le capacità dell’avversario”.

In tale novero – prosegue il documento – possono essere ricomprese “le tecnologie di confluenza e ibridazione tra uomo e macchina” che “spaziano dalla realtà virtuale/aumentata alle interfacce cervello-macchina (Brain Computer Interface-BCI) e cervello-cervello (Brain-to-Brain Interface-B2BI), fino alle potenziali soluzioni di ibridazione più avanzate verso il modello Cyborg”.

Il nostro Stato Maggiore della Difesa non omette di ricordare i principali progetti Brain che hanno cioè ad oggetto lo studio del sistema nervoso, delle reti neurali e lo sviluppo di tecnologie complesse.

Così il lettore viene a sapere (o ha la conferma) che una pioggia di miliardi di dollari ha sostenuto questi programmi fin dagli albori.

E, allo stesso modo, può rendersi conto di quanto estese e, per certi versi, fumose siano le finalità perseguite da alcuni dei maggiori attori internazionali, quali USA, UE e Cina.

E’ evidente che ci sarebbe eccome materia per un dibattito pubblico e pure un fondato motivo di allarme.

Tuttavia, la reazione che si è registrata nei media è il silenzio.

Nessun clamore ha suscitato la pubblicazione del nostro Ministero. Nessun quotidiano a tiratura nazionale se ne è occupato, né alcuna emittente televisiva.

Eppure sarebbe opportuno interrogarsi sui pericoli che corrono intere popolazioni e singoli individui. E così anche chiedersi se i progetti in corso sono realizzati secondo regole etiche certe e senza abusi che calpestano i più elementari diritti di cittadini spesso inconsapevoli, travolgendo la loro esistenza e quella dei loro cari.

I tempi sono maturi.

Le autorità politiche e i media farebbero meglio a preparare l’opinione pubblica prima che qualche evento dalle conseguenze gravi, magari di portata storica, porti all’attenzione il problema in maniera drammatica e inattesa. Tuttavia, di segnali tangibili in tale direzione al momento non vi è traccia.

Remote Neural Monitoring e Telepatia Artificiale: è possibile monitorare l’attività cerebrale, modificarla a piacimento e indurre la percezione di suoni da remoto?

Influenzare il sistema nervoso è qualcosa cui le Grandi Potenze ambiscono, senza eccezioni, dai tempi della Guerra Fredda. L’Unione Sovietica e gli USA hanno rivaleggiato per decenni, promuovendo attività di ricerca orientate a monitorare il cervello, influire su di esso e sviluppare comunicazioni telepatiche.

Il funzionamento stesso dell’encefalo, che ha un suo potenziale elettrico, è ciò che ha rafforzato negli studiosi la convinzione di poter raggiungere traguardi impensabili.

Malech e Pinneo

Sul versante occidentale, vale la pena citare il ricercatore Robert Malech al quale si deve il brevetto US-3951134-A.

In sostanza lo studioso, già negli anni ’70, ha creato un metodo di rilevamento delle onde cerebrali di un soggetto determinato. Segnali elettromagnetici a frequenza diversa sono trasmessi simultaneamente, con un dispositivo, al cervello dell’individuo. Interferendo fra loro, i segnali producono una forma d’onda che viene modulata dalle onde cerebrali della persona. La forma d’onda di interferenza è ritrasmessa dal cervello umano a un ricevitore dal quale viene demodulata e amplificata. La forma d’onda demodulata può essere quindi visualizzata e indirizzata a un computer per ulteriori elaborazioni e analisi. E’ possibile anche usarla per produrre un segnale di compensazione che viene trasmesso al cervello al fine di realizzare un cambiamento desiderato nell’attività elettrica del sistema nervoso del soggetto.

Mentre Malech si concentrava su questo aspetto della ricerca, un altro scienziato, il dr. Pinneo, orientava il suo interesse verso l’interpretazione del pensiero sfruttando l’EEG. Questo filone di ricerche ha condotto alla creazione di una sorta di dizionario del pensiero (o meglio delle parole pensate), a partire dall’assunto – confermato dagli studi – secondo cui pensare equivale a fare un discorso nascosto.

Allo stesso modo, è stato possibile mappare l’attività cerebrale correlandola a determinati stati emotivi.

Le scoperte dei due scienziati (il neural monitoring e il dizionario EEG), approfondite e affinate dai loro “epigoni”, hanno aperto le porte a qualcosa che appare difficile anche solo immaginare.

Interpretare il pensiero, convertirlo in suono percepito dal sistema nervoso, riconoscere le emozioni e indurle artificialmente.

In particolare nell’ambito militare, gli studi sono rivolti alla realizzazione di tecnologie che consentono di decodificare i pensieri rendendoli sonori in tempo reale, così da soddisfare alcune finalità, quali l’implementazione di forme di comunicazione nascosta, il rilevamento di menzogne e la manipolazione del comportamento.

Patrick Flanagan e Allan Frey

Nel 1958 un adolescente inventò un dispositivo chiamato Neurofono, in grado di trasmettere suoni al cervello per via dermica. Quel giovane era Patrick Flanagan.

Il suo perfezionamento, dovuto al progresso tecnologico, ha attualizzato l’invenzione portandola ai nostri giorni. Già all’epoca permetteva comunque di produrre un suono che poteva essere udito solo dall’utilizzatore.

Il Neurofono ha dunque gettato le basi per realizzare l’aspirazione di molti ricercatori: inserire suoni e voci nella testa di un dato soggetto. Possibilmente senza l’impiego di elettrodi.

Le scoperte di Allan Frey hanno poi aperto la strada al raggiungimento di quest’ultimo traguardo. Le fonti che danno conto della sua attività sono innumerevoli, autorevoli e spesso perfino mainstream.

Lavorando al General Electrics Advanced Electronics Center, lo scienziato ebbe modo di constatare come la percezione del suono prodotto dai radar fosse conseguenza dell’interazione fra le radiazioni elettromagnetiche e le cellule nervose. Inoltre, si rese conto che essa non avveniva attraverso il normale meccanismo uditivo con il quale il cervello decodifica i suoni. L’effetto Frey o effetto uditivo da microonde consiste difatti nel percepire suoni direttamente all’interno della scatola cranica, mediante la coclea, a seguito dell’esposizione a fasci di microonde.

La scoperta di Allan Frey ha suscitato interesse nella comunità scientifica e nei funzionari del Ministero della Difesa fin dagli anni ’70. Gli studi sugli effetti non termici, realizzati sia in campo civile sia militare, non si contano.

Anche dall’altra parte della Cortina di Ferro molto si è studiato riguardo a questi meccanismi che consentono di produrre direttamente suoni all’interno del sistema nervoso dell’individuo.

Comunque sia, appare chiaro che i vertici militari di entrambi i blocchi hanno tentato di trasformare in arma le scoperte conseguite negli anni, assieme alle relative applicazioni tecnologiche.

Sono così nate vere e proprie armi, per lo più definite non letali, che sfruttano l’effetto Frey, come ad esempio MEDUSA (Mob Excess Deterrent Using Silent Audio) MEDUSA (weapon) – Wikipedia, la quale è in grado di indurre sensazioni uditive fastidiose al punto da scoraggiare l’ingresso in un perimetro protetto o rendere temporaneamente inabili determinati soggetti.

Havana Syndrome e micoroonde

Negli ultimi anni molto si è discusso, soprattutto negli USA, in Canada e nel Regno Unito, di un fenomeno che ha colpito un numero singolarmente levato di diplomatici e agenti di intelligence. I primi casi hanno visto coinvolti alcuni funzionari della CIA di stanza a Cuba, i quali hanno riferito una sintomatologia simile: un ronzio persistente, vertigini, emicrania, nausea e alterazioni sensoriali, seguiti da deficit cognitivi, perdita di memoria e altri danni di natura neurologica.

Dal 2016 ad oggi, la casistica è cresciuta a dismisura ai quattro angoli del globo, nel senso che le vittime appartenenti alla diplomazia e ai servizi segreti di Canada e Stati Uniti sono state colpite da questo insieme di malesseri mentre si trovavano nei Paesi più disparati.

La teoria iniziale della cosiddetta “Mass Psychongenic Illness” ha incontrato il favore di alcuni ma di certo non spiega il danno neurologico rilevato dagli esami strumentali eseguiti da medici più che titolati. E’ inutile dire che chiunque si trovi nella mia condizione troverebbe offensivo, oltre che sbagliato, il riferimento a presunti disturbi psicologici che comunque, come ho appena osservato, non giustificano l’insorgenza di pregiudizi al sistema nervoso.

Anche per quest’ultima ragione, hanno finito per prendere il sopravvento altre ipotesi, quasi tutte correlate all’utilizzo di armi e dispositivi ad energia diretta, ivi compresi quelli che sfruttano le radiazioni a microonde.

Nessun organismo tecnico-scientifico ufficialmente incaricato di trovare la risposta a tutti gli interrogativi in sospeso ha potuto (o voluto) esprimersi in maniera conclusiva.

I media anglosassoni hanno dato spazio alle notizie riguardanti le indagini sulla “Sindrome” e qualche testata ha pubblicato approfondimenti piuttosto interessanti.

La BBC ha ricordato, in un lungo articolo, gli studi sugli effetti delle microonde e l’utilizzo delle stesse da parte dell’ex Unione Sovietica contro il personale dell’ambasciata statunitense a Mosca.

‘Havana syndrome ’ and the mystery of the microwaves – BBC News

Il Moscow Signal, creato da un antenna collocata su un edificio del circondario, sarebbe stato la causa di una serie di patologie sviluppate dal personale in ragione della prolungata esposizione. Fra le vittime eccellenti si annovera anche l’ambasciatore Walter Stoessel, morto di leucemia a 66 anni.

Solo a partire dal 1976 sono state installate protezioni schermanti a difesa dell’edificio e di coloro che vi lavoravano.

Inoltre, l’autore rammenta che si sono verificati altri casi di agenti che avrebbero subito attacchi di questo genere negli anni ’90, ben prima dei fatti di Cuba.

Mentre si trovava in missione in un Paese il cui nome è secretato, assieme a Chuck Gubete, Mike Beck avvertì improvvisamente una sensazione di stanchezza e debolezza estreme, dopo essere stato trattenuto con il collega dalle autorità locali all’interno dell’aeroporto. Tempo dopo, a entrambi fu diagnosticata una forma rara della malattia di Parkinson. Se Gubete aveva una storia familiare che poteva predisporlo a sviluppare l’infermità, così non era per Beck.

Il loro caso dimostra ulteriormente che le autorità USA e, in particolare la National Security Agency per la quale operavano, erano a conoscenza del problema.

Beck, assistito dall’avvocato Mark Zaid, sta ancora lottando per ottenere che sia riconosciuto dalla NSA il nesso fra le sue condizioni di salute e la trasferta di lavoro.

L’Agenzia, rispondendo a una lettera del legale, ha ammesso di possedere informazioni relative all’esistenza di un’arma a microonde che sarebbe in grado di indebolire, danneggiare il sistema nervoso e perfino uccidere un bersaglio umano, senza lasciare traccia.

Long before Havana Syndrome, the U.S. reported microwaves beamed at an embassy | WBUR

Quanto sono realistiche le esperienze raccontate dai Targeted Individuals?

Le persone che dichiarano di essere vittime di torture elettromagnetiche a distanza sono spesso tacciate di soffrire di disturbi psichiatrici, derise ed emarginate perfino quando sviluppano malattie delle quali nessun medico è in grado di spiegare la genesi.

La maggior parte della popolazione, medici inclusi, ignora del tutto l’esistenza di tecnologie che, nelle mani sbagliate, possono eccome essere impiegate per torturare ed eliminare un essere umano incolpevole senza lasciare traccia.

Gli psichiatri non sanno nulla né di Allan Frey né dei progressi nello studio degli effetti non termici delle microonde e di altre particelle dello spettro elettromagnetico. Dunque, quasi mai prendono in considerazione l’ipotesi che un “uditore di voci” subisca un attacco condotto dall’esterno attraverso un dispositivo che sfrutta scoperte risalenti al secolo scorso.

Eppure le prove che lo sviluppo tecnologico è ormai a questo punto sono a disposizione di chiunque.

L’esperienza dei TI è quindi, sulla carta, realistica poiché si fonda su qualcosa di reale, concreto.

Le alterazione neurologiche e fisiologiche che lamentano sono coerenti con l’esposizione a radiazioni prodotte da armi a energia diretta o basate su nuovi principi della fisica.

Il crescente numero di vittime che vivono distanti l’una dall’altra, spesso nell’ordine delle centinaia di migliaia di chilometri, la sostanziale somiglianza delle loro testimonianze, tale da far pensare all’attuazione di un vero e proprio protocollo, è indice della genuinità dei loro racconti.

Il segreto militare che copre in parte l’attività finalizzata a sviluppare armi e dispositivi di questo tipo e l’assenza di strumenti legislativi atti a proibire sperimentazioni non consensuali e l’uso di simili tecnologie rendono plausibile l’esistenza di ricerche scientifiche secretate, realizzate a spese di civili inermi.

Di certo è arduo individuare i criteri di selezione dei Targeted Individuals.

Secondo le (poche) associazioni che si occupano del problema, la maggior parte delle vittime è donna, molti bersagli sono istruiti più della media e tendono ad essere indipendenti e poco inclini ad accettare influenze esterne.

Si tratta quindi di soggetti restii a subire forme di costrizione e controllo psicologico o sociale.

Ciò è un ulteriore elemento a favore della veridicità e affidabilità dei resoconti. Quale interesse avrebbero a parlare apertamente di esperienze del genere persone che rispondono a un identikit di questo tipo? Che senso mai potrebbe avere una presa di posizione che mette a rischio la propria credibilità sociale, se davvero non fosse determinata da un’esperienza reale?

Nell’insieme la comunità è comunque eterogenea. Quindi è lecito ipotizzare che l’individuazione delle cavie sia affidata a gruppi o enti diversi, i quali scelgono queste ultime in base a parametri variabili in ragione del programma sperimentale loro affidato.

L’elemento comune che lega la moltitudine di casi è lo schema che seguono i responsabili ad ogni angolo del globo.

Di solito, nella persecuzione raccontata dalle vittime, è possibile distinguere in modo chiaro fasi distinte (selezione, sorveglianza, stalking organizzato, screditamento, attacchi con dispositivi a energia diretta), che a volte vengono sovrapposte temporalmente l’una all’altra e una sorta di evidente progressione nell’attività persecutoria.

Inoltre, le agenzie coinvolte utilizzano tecniche di manipolazione neuropsicologica e controllo della mente molto simili o addirittura identiche.

In sostanza, al netto delle sfumature che differenziano una caso dall’altro, le similitudini sono davvero troppe perché il fenomeno, benché difficile da provare, non sia reale.

MK ULTRA: il famigerato programma segreto promosso dalla CIA fra mito e realtà

Una sperimentazione non consensuale finalizzata al controllo della mente attraverso la somministrazione di droghe, la deprivazione del sonno e atroci tecniche di tortura

Sono in molti ad averlo sentito citare almeno una volta. Pochi quelli che sono a conoscenza del fatto che sia esistito davvero e ancor meno coloro i quali si sono cimentati in una vera e propria ricerca sull’argomento.

Io stessa ho creduto che si trattasse di un mito, una favola nera priva di riscontro nella realtà. Mi sbagliavo. E di grosso.

Quando, nel 2019, ho preso coscienza di ciò che mi stava accadendo, ho riconosciuto nella inusuale sequenza di eventi traumatici, nei comportamenti manipolatori di chi mi circondava (il cosiddetto “teatro di strada”), nell’alterazione del ritmo sonno-veglia e in una parte dei contenuti veicolati dalle voci in telepatia artificiale alcune precise metodologie di controllo e manipolazione psicologica. Mi pareva evidente l’aver subito un tentativo di destrutturazione della mia personalità mediante l’inflizione di un primo macro-trauma, seguito da una serie di traumi di portata minore, finalizzato a sostituirla con un temperamento più debole che mi rendesse estremamente vulnerabile. Così l’attività manipolatoria successiva mi avrebbe poi condotta all’autodistruzione.

Ebbene, tutto ciò – che è assai comune nell’ambito delle sette o di altre organizzazioni o gruppi distruttivi – presenta numerosi punti di contatto con quanto hanno vissuto, obtorto collo, le vittime del progetto noto come MK Ultra.

Infatti, appena ho iniziato a dedicarmi a una ricerca sistematica per capire qualcosa della mia surreale esperienza, mi sono presto imbattuta nei resoconti che descrivono in rete le nefandezze compiute dai servizi statunitensi a danno di cavie umane incolpevoli e inconsapevoli.

In primis, fra le numerosi fonti reperibili nel web, potrei citare un documento pubblicato sul sito del Senate Select Committee on Intelligence degli USA: Search | Intelligence Committee (senate.gov). Ben difficilmente dunque l’esistenza dei programmi diretti a modificare il comportamento può essere annoverata fra le fake news. Se a questo si aggiunge che è ancora pendente in Canada, a Montreal, un processo promosso dai familiari di numerose vittime canadesi, appare evidente come purtroppo gli abusi commessi in nome della realizzazione di simili progetti sia una realtà: U.S. argues for immunity in MK-ULTRA mind control case before Quebec Court of Appeal | CBC News ; Class action suit by families of those brainwashed in Montreal medical experiments gets go-ahead | CBC News ; Allan Memorial Institute victims seek to sue CIA – Montreal | Globalnews.ca.

Cosa si intende davvero per MK Ultra?

E’ bene però fare un passo indietro. Si ritiene che, agli albori della Guerra Fredda, la Central Intelligence Agency abbia dato vita a un insieme di sperimentazioni tese a sviluppare tecniche di programmazione e controllo mentale. Tuttavia è plausibile che queste attività clandestine siano cominciate prima, nell’immediato dopoguerra, ispirate e influenzate da studi nazisti sul condizionamento della psiche e sulla modifica del comportamento, ai quali gli Stati Uniti avrebbero avuto accesso trafugando materiale segreto nei bunker tedeschi e cooptando cervelli, evidentemente votati al male, attraverso l’operazione Paperclip.

Molti scienziati poterono continuare le proprie ricerche al servizio di enti statunitensi, dopo aver ottenuto salvacondotti e impunità dall’OSS, poi divenuta CIA, grazie a un patrimonio di conoscenze, acquisito nei campi di concentramento, che li rendeva soggetti di indubbio interesse agli occhi della maggiore potenza mondiale.

La nazione emblema e alfiere delle libertà e dei diritti dell’individuo era, in verità, dedita ad attività di ricerca e sperimentazione scientifica contraria ai propri stessi principi, in modo in fondo non dissimile dal Terzo Reich.

Al principio vi furono i progetti Bluebird e Artichoke, antesignani del famigerato MK Ultra, che è dunque uno solo dei tanti, troppi programmi implementati dall’intelligence d’Oltreoceano. Quest’ultimo ha però raggiunto una tale fama da diventare il programma clandestino per antonomasia, una sorta di cappello sotto il quale trovano posto tutte le varianti nelle quali la CIA si è cimentata nel corso degli anni.

Il programma MK Ultra nasce nel 1953 per volontà del direttore della Central Intelligence Agency, Allen Dulles, e prosegue fino al 1972. L’anno successivo, Richard Helms ordina la distruzione dei documenti che provano le atrocità commesse, circostanza che ostacolerà gli sforzi investigativi e quindi la ricostruzione dei fatti. Tuttavia una parte comunque significativa dei file vede la luce attraverso il Freedom of Information Act. Nel 1975 il pubblico viene a conoscenza della sperimentazione illegale e ben due commissioni (Church e Rockefeller) si occuperanno della questione.

Diventano così noti i 149 sottoprogetti di cui MK Ultra constava.

MK Ultra ai giorni nostri

A parere di John Hall, autore di Guinea Pigs – Technologies of Control, alcuni di questi progetti costituiscono la base dell’odierna attività sperimentale in atto.

I sottoprogetti 5, 25, 29 e 49 erano finalizzati a studiare gli effetti dell’ipnosi e ad affinare i metodi di acquisizione di informazioni da soggetti non consenzienti attraverso l’ipnotismo.

Altri, come i numeri 23 e 45, servivano a testare le modifiche nelle funzioni cerebrali indotte da agenti chimici e a infliggere stress fisico ed emotivo alle cavie.

Interessante (si fa per dire) è anche il sottoprogetto 68, dedicato allo studio dell’efficacia degli stimoli verbali ripetuti nell’imprimere modifiche al comportamento degli esseri umani. Prevedeva l’utilizzo di terapia elettroconvulsivante e somministrazione di droghe.

E ancora, i sottoprogetti 62, 94 e 119, pur diversi fra loro, erano accomunati dal tentativo di pilotare gli individui e gli animali mediante radiofrequenze e strumenti elettronici operanti a distanza.

L’idea di controllare la mente delle persone da remoto, stimolando il sistema nervoso attraverso varie forme di energia diretta verso il bersaglio, oltre che con sostanze psicotrope e trattamenti a base di elettrochock, viene insomma da lontano.

L’attività sperimentale prevedeva, in alcuni casi, l’impianto di elettrodi o dispositivi simili nelle vittime. Però, è del pari assodato che numerose ricerche avevano la finalità di influenzare la condotta dei soggetti sperimentali con l’ausilio di campi elettromagnetici “esterni”, cioè generati al di fuori della cavia senza necessità di impianti. Il sistema nervoso interagisce infatti, in modo spontaneo, con determinati tipi di campi dello spettro elettromagnetico.

In effetti, molti individui mirati di oggi riferiscono di aver esperito stati ipnotici o narcolettici, alterazioni emotive e comportamentali prive di giustificazione e reiterata esposizione a stimoli verbali, visivi, olfattivi mediante stalking organizzato e telepatia artificiale. Quindi, si tratta di qualcosa di molto somigliante all’esperienza che hanno raccontato le vittime dei programmi condotti fra gli anni 50 e 70 del secolo scorso.

Il fatto che centinaia di migliaia di persone, prive di legami fra loro e provenienti da Paesi diversi, lamentino la stessa “sintomatologia” e riportino storie spesso simili o comunque con significativi punti di contatto, al punto da far pensare a veri e propri protocolli, è un forte indizio dell’esistenza di programmi illegali su scala mondiale.

E’ convinzione di innumerevoli vittime, me compresa, e persino di esperti interessati al fenomeno che, in realtà, l’intelligence statunitense, presto seguita da quella di altri Stati, abbia continuato le ricerche avvalendosi di tecnologie classificate e non, sempre più avanzate. Il progresso ha permesso di agire con una sempre maggiore “plausible deniability” e diminuito drasticamente le probabilità di essere scoperti.

Quali sono i fattori che rendono difficile portare alla luce le attuali sperimentazioni?

Non è semplice rispondere a questa domanda. Le ragioni sono tante.

Anzitutto, l’utilizzo di mezzi tecnologici secretati, in uso a militari, paramilitari e agenti dei servizi, fa sì che i racconti delle cavie appaiano inverosimili, tratti da un film di fantascienza. La gente non sa neppure che esistono armi a energia diretta o basate su nuovi principi della fisica, che pure sono candidamente pubblicizzate sui siti internet delle maggiori industrie belliche, figuriamoci se possono credere a chi sostiene esistano dispositivi classificati, magari satellitari, in grado di colpire singoli bersagli.

Altra circostanza che di certo non gioca a favore delle vittime è la mancanza di credibilità. I programmi di manipolazione della mente mirano a far apparire le cavie instabili, poiché vengono simulati i sintomi di disturbi della personalità quali, ad esempio, la schizofrenia. Basta affermare di udire “voci” per essere etichettati come malati psichiatrici: nessuno è pronto a contemplare l’ipotesi che fenomeni del genere possano essere causati da un fattore esterno.

Spesso i soggetti sperimentali non riescono, a causa delle torture, a essere efficienti come prima, si ammalano, perdono il lavoro e vengono isolati sul piano sociale. Tale condizione, effetto principale del protocollo a lungo termine che subiscono, costa loro l’esaurirsi della considerazione di cui godevano in precedenza.

Infine, troppi sono gli interessi che si nascondono dietro a progetti di una simile portata. Sviluppare queste tecnologie più in fretta e meglio degli altri significa essere depositari di un potere assoluto sugli individui e sulle masse, sia in tempo di pace sia in un contesto di guerra.

Del resto, lo spettro delle guerre cognitive comincia ad agitarsi all’orizzonte. Basta digitare su google search le parole “cognitive warfare weapons” per imbattersi in documenti come “Cognitive Warfare: a Battle for the Brain”, pubblicati dalla NATO sul sito della propria subsidiary Science and Technology Organization Pages – NATO Science & Technology Organization, che trattano come realistico lo scenario e ammettono, fra l’altro, che le cosiddette neuroarmi esistono eccome: Search Results : cognitive warfare (nato.int).

In conclusione

Che prima o poi qualche evento grave di portata eccezionale, causato con l’ausilio di questi armamenti, costringa le autorità dei Paesi Occidentali a fare i conti con la più abominevole sperimentazione non consensuale della storia moderna è una speranza che noi target possiamo legittimamente coltivare, visto il trattamento che ci viene riservato ogni giorno. Allo stesso modo, l’aumento a dismisura del numero dei soggetti sperimentali renderà meno implausibili le loro denunce pubbliche.

Se queste tecnologie non sono una nostra fantasia – e di fatto non lo sono – qualcuno dovrà pur domandarsi come è stato possibile svilupparle e se per conseguire questo risultato siano state sacrificate le vite di migliaia di civili innocenti che mai hanno acconsentito a diventare cavie da laboratorio, rinunciando alla libertà di autodeterminarsi e di esprimere appieno le proprie capacità e inclinazioni.

Gli anni a venire, forse, ripagheranno le vittime del ludibrio al quale sono esposte quando si spingono a parlare pubblicamente di una realtà occulta che ha assunto da tempo i tratti di un autentico Olocausto. Questo è, almeno, il mio auspicio. Chi vivrà, vedrà.

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