La premessa necessaria a qualsiasi articolo sul tema è questa. Tutti possono sperimentare, nel corso della propria esistenza, forme di persecuzione più o meno organizzata, per ragioni diverse: invidia, desiderio di prevaricazione, odio etnico o di genere, o ancora semplice antipatia. Ciò che distingue l’esperienza dei Targeted Individual da quella degli altri è che l’attività persecutoria che subiscono non risparmia alcun ambito della loro vita (dalla scuola, al posto di lavoro, dai luoghi frequentati nel tempo libero e alle quattro mura della propria dimora) e sembra coinvolgere centinaia di persone, tutte apparentemente participi di un unico disegno.
Si tratta quindi di vere e proprie operazioni psicologiche complesse che hanno solo alcuni tratti in comune con quel fenomeno, pur molto grave, oggi conosciuto come stalking.
Le campagne promosse contro i soggetti bersaglio sono a lungo termine e prevedono l’adozione di protocolli riconducibili a programmi quali, ad esempio, il famigerato Cointelpro, condotto contro dissidenti e persone sgradite a causa delle idee politiche o dell’appartenenza a una comunità o a un gruppo religioso.
La finalità perseguita è di facile intuizione: distruggere la carriera e la vita stessa della vittima, provocarne la completa rovina sotto il profilo sociale, impedendole in definitiva di esprimere il proprio potenziale, causare stati depressivi severi, l’insorgere di psicosi o comunque di comportamenti inconsulti e violenti verso se stessi o nei confronti degli altri consociati.
Le tecniche utilizzate hanno di solito la caratteristica di far apparire gli accadimenti provocati dai perpetratori slegati fra loro (tanto più che spesso si verificano in posti e contesti differenti) e casuali, se presi singolarmente.
Per esempio, può essere in effetti normale incontrare uno sbandato che ti insulta senza motivo per strada. Tuttavia, se quel fatto si ripete tutti i giorni o con una frequenza assidua per sei mesi di fila in qualunque zona della città, diventa difficile pensare a una coincidenza.
In sintesi il bersaglio, trascorso qualche tempo dall’esposizione sistematica a una situazione ricorrente, finirà per accorgersene ma i suoi amici, familiari o colleghi vedranno quasi certamente nel singolo evento cui hanno assistito una bizzarra casualità e nulla di più oppure, sentendo la vittima raccontare quella serie di episodi, tenteranno di minimizzare l’accaduto, tacciandola di atteggiamento paranoico.
Frequenza, intensità, durata degli episodi, insieme ad alcuni tratti che si ripetono invariabilmente in occasione di ciascuno di essi, sono la spia di qualcosa che non va e non ha nulla da spartire con il caso.
Esaurito il preambolo, procediamo con ordine.
LA SORVEGLIANZA
Il primo passo per chi attua simili operazioni è costituito dalla sorveglianza. Raccogliere ogni minima informazione riguardo al target è importante per capire quali sono i suoi punti deboli, se cela segreti che lo rendono ricattabile e suscettibile di biasimo da parte della comunità o ha subito traumi pregressi. Tutto ciò che può essere utilizzato contro di lui è oggetto di una raccolta di dati scrupolosa.
L’attività preliminare è svolta sia con mezzi di spionaggio tradizionale sia mediante neurodispositivi in grado di “leggere” la mente della vittima e dei suoi contatti e tecnologie sofisticate che testano il funzionamento del sistema nervoso e la sua risposta agli stimoli.
Una volta terminato il processo, inizia la persecuzione vera e propria.
LA DIFFAMAZIONE SITEMATICA E UBIQUA
Spesso si inizia con la diffusione di maldicenze (personalmente posso dire che, nel mio caso, questo non è accaduto: per qualche ragione, l’esperienza, che pure è tipica di molti TI, mi è stata risparmiata ma, a dirla tutta, è stata sostituita con qualcosa di assai peggiore: un evento gravemente traumatico). L’aspetto singolare della denigrazione risiede nel fatto, molto peculiare, che questa insegue letteralmente la vittima in qualsiasi ambito si muova, pur se popolato da una moltitudine di persone diverse che neppure si conoscono fra loro.
E’ mia opinione che lo sviluppo tecnologico consenta ora di tessere una tela invisibile di menzogne e dicerie manipolando la mente delle persone con cui la vittima ha contatti, senza cioè che sia necessario avvicinare questi individui convincendoli con lusinghe, minacce o corruzione a partecipare alla divulgazione di voci diffamatorie. Altri sono di diverso avviso e fermamente persuasi che abbia luogo una cooptazione organizzata di chiunque abbia rapporti con le vittime. La mia diversa convinzione nasce dall’analisi di quanto mi è accaduto, dall’aver visto con i miei occhi persone che conosco in profondità comportarsi in maniera del tutto difforme rispetto alla loro personalità, dimenticarsi regolarmente della propria condotta – quasi non avessero coscienza delle proprie azioni – e poi tornare ad assumere atteggiamenti del tutto normali nel volgere di breve tempo. Hanno poi del tutto smesso, nel lungo termine, di mettere in atto comportamenti anomali.
Comunque sia, la propagazione delle calunnie raggiunge proporzioni tali da meritare di essere definita “character assassination” e già da sola può piegare psicologicamente la vittima predisponendola a essere particolarmente vulnerabile nella fase successiva.
LA SENSIBILIZZAZIONE DEL TARGET
Una volta indebolito il bersaglio, si passa all’impiego di tecniche tratte dalla Programmazione Neuro Linguistica allo scopo di condizionare e manipolarne il comportamento attraverso emozioni negative correlate a un “trigger”, cioè un elemento visivo o sonoro al quale la vittima viene esposta deliberatamente e in modo reiterato fino ad associarlo sistematicamente e – direi pure – inconsapevolmente a una sensazione di sofferenza.
Più lo stimolo è banale, maggiore è la possibilità di dissimulare la persecuzione.
Provo a fare un esempio. Supponiamo che il mio vicino di casa, Mario Rossi, subisca una rapina. Mentre il rapinatore gli punta contro una pistola minacciandolo, tossisce. La vittima consegna quello che gli viene chiesto e il reo si allontana. Ipotizziamo poi che Mario si imbatta il giorno seguente in uno sconosciuto che gli passa vicino tossendo. Con ogni probabilità, memore dell’avvenimento traumatico, proverà una sensazione di forte stress, benché si tratti di un gesto del tutto innocuo. Immaginiamo ora che il povero Mario, nelle settimane successive, continui a incontrare individui che, con una frequenza anomala, gli passano accanto producendosi in un immancabile colpo di tosse e che ogni volta avverta un forte malessere. Ebbene, a quel punto, il nostro sventurato conoscente avrà sviluppato una fobia che sarà innescata da un atto comune e ordinario, composto da un aspetto visivo e sonoro allo stesso tempo.
Quello che ho appena descritto può essere costruito di proposito, a tavolino, anche facendo ricorso a situazioni assai meno traumatiche, per pilotare la condotta di un dato bersaglio sfruttando lo stato di ansia attivato dal trigger senza dare nell’occhio. Inoltre può essere attivata una pluralità di stimoli che saranno tutti integrati nel protocollo seguito dai perpetratori e potranno essere legati uno all’altro.
La persona sensibilizzata viene così torturata ogni volta che è esposta ai trigger, ovunque si trovi. L’ansia, la paura e gli altri stati emotivi saranno “utili” a orientare le sue scelte (ad esempio, si potrebbe spingerla a smettere di frequentare un luogo o un amico) e ad esasperarla facendola diventare o solamente apparire instabile.
IL TEATRO DI STRADA
Una tecnica usata nelle operazioni psicologiche è il Teatro o anche Teatrino di strada.
Consiste in una messinscena durante la quale il bersaglio viene infastidito, minacciato o intimidito da una o più persone che spesso mettono in atto condotte o gesti in cui sono “inseriti” gli elementi a cui è stato sensibilizzato oppure ancora vengono rivelati aspetti molto personali della vita del TI.
Serve dunque a esacerbare la condizione di stress del target. Tuttavia, nella mia esperienza, ha assolto a una duplice funzione. Indubbiamente, in alcuni casi, era finalizzata a causare ansia, malessere o rabbia estremi. In altri, però, ha avuto chiaramente lo scopo di saggiare la mia reazione per far capire a chi si occupava di attuare il protocollo se quella situazione o alcune sue caratteristiche fossero idonee a condizionarmi, causare emozioni particolari, rievocare ricordi, ecc.. Insomma, è servito a esplorare nuovi potenziali stimoli da impiegare contro di me, adattando il programma ai tratti individuali e a caratteri più specifici della mia personalità.
Queste sceneggiate, specie se sono assidue e prolungate, inducono una condizione di paranoia e, quand’anche la vittima le intenda per quello che sono (a lungo andare, molti si rendono conto in tempo reale della natura “posticcia” dell’accadimento), la fanno apparire delirante se cerca di raccontare ad amici e parenti ciò che subisce.
In questo senso, il Teatro di strada è una pratica diabolica che meglio di altre insidia la credibilità del target. A mio modo di vedere, è seconda solo al Voice to Skull, ovverosia all’impiego della telepatia artificiale per produrre voci nel sistema nervoso della vittima.
La ragione è evidente. Isola la persona presa di mira, può costringerla a non uscire di casa, a interrompere qualunque contatto con l’esterno, compiere gesti violenti, incappare in una (erronea) diagnosi psichiatrica, perdendo il proprio ruolo nella società e sovente gli affetti più prossimi.
Come ho già spiegato, ritengo che oggi la tecnologia utilizzata nei programmi di tortura e manipolazione della mente permetta di non coinvolgere direttamente nell’attività vessatoria – e dunque anche nel teatro di strada – soggetti diversi dal bersaglio, dopo averli convinti ad agire a suo danno.
Basta la manipolazione neurologica a distanza per far dire o fare qualcosa a chiunque, inducendo in maniera istantanea uno stato ipnotico che può essere altrettanto istantaneamente disattivato.
Ne segue che, a mio parere, molti TI sbagliano a pensare che i rispettivi conoscenti, amici e familiari siano tutti scientemente collusi con i gruppi, costituiti da membri o collaboratori (cioè mercenari) dei servizi di intelligence militare, ai quali è affidata la realizzazione di questi programmi. E così commettono un errore grave – per quanto comprensibile – quando tagliano i ponti con loro, finendo per fare il gioco dei loro persecutori.
Con questo intendo dire, in altre parole, che è fondamentale sforzarsi di osservare bene gli atteggiamenti dei propri cari, discernendo i comportamenti indotti da quelli autentici, e tentare di conservare almeno le relazioni più profonde e importanti.
Resistere alla tentazione di isolarsi e mantenere il pieno controllo di sé è un imperativo categorico, se si viene sottoposti al teatrino di strada.
IL CROWDING E LE CAMPAGNE DEL RUMORE
Ad alcuni target accade di essere circondati da gruppi persone che esibiscono elementi ai quali sono stati sensibilizzati o semplicemente invadono il loro spazio personale, cioè quella distanza minima dagli altri che l’individuo ritiene tollerabile quando si trova in un contesto sociale. In altri casi, invece, il bersaglio si trova sistematicamente la strada sbarrata da qualcuno oppure viene ostacolato nei movimenti. Questo modo di infastidire la vittima, detto “crowding”, può variare molto, a seconda della sua sensibilità individuale o culturale.
Altrettanto diffusa fra le vittime è l’esperienza di molestie sonore reiterate nel tempo.
Grida, clackson, allarmi che sistematicamente riempiono l’aria attorno all’abitazione o ai luoghi dove i target si trovano, con intensità e frequenza anomale.
Perché le molestie sonore possano rientrare nel concetto della “campagna del rumore” devono avvenire spesso, in modo pretestuoso (per esempio, si pensi al caso in cui qualunque automobilista passi sotto casa vostra suoni il clackson senza alcun motivo apparente) oppure sempre in concomitanza con una determinata situazione (ogni volta che la vittima esce dal portone di casa propria, scatta un allarme o una persona urla).
I rumori servono a infliggere sofferenza e senso di ansia o fastidio. L’esposizione prolungata a fonti di rumore può inoltre causare disturbi fisici, in particolare agli apparati cardiocircolatorio e muscoloscheletrico, oltre che ovviamente al sistema nervoso.
L’effetto si amplifica quando la persona è stata in precedenza sensibilizzata a uno specifico stimolo uditivo.
Questa è la ragione per cui suoni fastidiosi sono sovente inseriti nei protocolli di stalking a distanza e nelle operazioni psicologiche.
LA TELEPATIA ARTIFICIALE
Meriterebbe un capitolo a parte il V2K o Voice to Skull. Io preferisco chiamarla telepatia artificiale perché di questo in fondo si tratta.
La trasmissione di suoni, rumori e voci al sistema nervoso delle vittime è una forma di tortura da cui non è possibile difendersi e, al tempo stesso, un mezzo formidabile per screditare i target.
Basta raccontare a qualcuno di udire qualcosa che gli altri non percepiscono per essere ritenuti “matti” o addirittura incappare in una vera e propria diagnosi di schizofrenia.
Attraverso queste tecnologie, alcuni target subiscono minacce verbali anche gravi, altri invece sono destinatari di suggestioni indotte dai propri persecutori. Nella seconda ipotesi, l’attività appare più blanda e, in un certo senso, lo è. Tuttavia, bisogna comunque ricordare che suggestionare il bersaglio è strumentale a farlo sembrare instabile sotto il profilo psichico, spingendolo a comportamenti irrazionali o insensati. Dunque, in entrambi i casi si è in realtà di fronte a due facce della stessa medaglia e lo scopo finale è identico.
LE ARMI A ENERGIA DIRETTA
Presto o tardi, i protocolli vengono integrati con l’uso di dispositivi a energia diretta.
Possono essere utilizzati a distanza, grazie ai satelliti e alle torri.
A dispetto del fatto che siano definite spesso “non letali”, queste armi possono cagionare disturbi di ogni genere (nausea, senso di fatica estrema, perdita dell’equilibrio, alterazioni del battito cardiaco, vomito, problemi intestinali), danni gravi e irreversibili e perfino uccidere in assenza di tracce visibili.
I problemi fisici appaiono all’esterno come una serie di circostanze prive di correlazione, perfino al personale sanitario. Possono essere attribuiti a una generica predisposizione ad ammalarsi di frequente, se esiste un riscontro diagnostico effettivo, oppure sminuiti, quasi fossero sintomo di ipocondria, quando eventuali esami hanno esito negativo.
Se utilizzati per dar vita a una forma di tortura sistematica congiuntamente alla telepatia artificiale e ad altre neurotecnologie, tali dispositivi sono in grado di manipolare o soggiogare la volontà della vittima fino al punto di annullarne la personalità, farle perdere il senno, obliterare il suo libero arbitrio o costringerla a gesti violenti.
Per fortuna non sono impiegate nel modo che ho appena descritto contro tutte le vittime.
Certo è che una volta introdotte nel “percorso” del target, difficilmente ne viene cessato del tutto l’uso. Essere esposti per anni a campi elettromagnetici o fasci di particelle comporta una degradazione delle principali funzioni del corpo ed è causa di patologie più o meno severe. In definitiva, così si determina l’anticipazione del momento della morte che, in assenza di quell’attività esterna, avverrebbe presumibilmente più tardi.
Questo sempre che le armi in questione non siano utilizzate per eliminare il TI all’improvviso (purtroppo, l’ho visto con i miei occhi). In casi del genere, la vera causa non è individuata da chi interviene in soccorso della vittima. In termini obiettivi, è molto difficile rilevare anomalie. La faciloneria di alcuni medici e l’assenza di stimoli a verificare in maniera approfondita l’eziologia fanno il resto.
Il decesso è ricondotto a un arresto cardiocircolatorio repentino o a un altro evento impossibile da prevedere. Dunque, un assassinio a tutti gli effetti appare una morte per cause naturali.
CONCLUSIONE
Ho tentato di riassumere alcune tecniche che ricorrono nei protocolli persecutori, alla luce delle testimonianze delle vittime e della mia esperienza.
Avrei potuto citarne altre, come il danneggiamento degli apparati elettronici, l’hackeraggio dei profili social o della posta elettronica, ma il punto vero è che queste attività, così diverse, servono a colpire i TI senza che possano essere collegate fra loro. Molte di esse hanno una storia consolidata alla spalle perché sono state utilizzate nell’ambito di operazioni di intelligence note al pubblico. Altre sono figlie del progresso tecnologico degli ultimi decenni (penso, per esempio, alla telepatia artificiale).
L’avanzamento delle tecnologie ha consolidato la “plausible deniability”, permettendo ai persecutori di agire in silenzio e a distanza. Ha consentito di usare come marionette amici, familiari o estranei, evitando la fatica di doverli cooptare materialmente nelle operazioni, come accadeva ai tempi del COINTELPRO, e il conseguente pericolo di lasciare tracce e testimoni.
La finalità perseguita è invece rimasta la stessa.
Sabotare il bersaglio in ogni aspetto della sua vita, manipolare la sua mente per portarlo all’autodistruzione, torturarlo in segreto, ucciderlo direttamente oppure indurlo a togliersi la vita sono gli scopi di queste operazioni.
Il motivo per cui tutto ciò avviene è oscuro e oggetto di dibattito.
Molti imputano la responsabilità a familiari, ex fidanzati o amici, colleghi di lavoro che agirebbero per motivi banali, magari commissionando a terzi l’esecuzione materiale.
Per quanto mi riguarda, il fatto che gli individui più diversi per provenienza, condizione sociale, caratteristiche personali, credo religioso, convinzioni e idee politiche raccontino storie simili che fanno pensare a protocolli sistematici, l’impiego di alte tecnologie, la durata indefinita delle vessazioni e le vaste risorse impiegate (sotto il profilo operativo ed economico) portano a un’unica conclusione logica.
Solo una sperimentazione su larga scala, realizzata da una pluralità di soggetti statali, parastatali e privati, può spiegare un fenomeno globale che – lo ricordo – coinvolge in prevalenza persone comuni e, soltanto in minima parte, personaggi esposti politicamente o, come si suole dire, scomodi.
Le ragioni alla base di una tale mostruosità sono tante.
Collaudare dispositivi di mappatura cerebrale, armi basate su nuovi principi della fisica e neuro-armi sulla popolazione serve allo sviluppo di sistemi per la manipolazione e il controllo delle masse e di singoli individui, alla realizzazione di programmi di ingegneria sociale, alla gestione della guerriglia urbana, alla neutralizzazione di personale militare in contesti bellici o di oppositori politici e attivisti.
Tradotto in termini semplici, cosa ha determinato questo Olocausto Silenzioso?
La corsa alla conquista del potere assoluto e, banalmente, l’arricchimento a spese di cavie non consenzienti, perché non bisogna mai scordare che queste tecnologie, nel loro complesso, danno luogo a un giro d’affari di miliardi di euro.
Dunque quanto mai potrà valere, dal punto di vista di chi persegue simili interessi, la vita di un essere umano qualunque? Lascio la risposta al lettore.